
IL PRIMO SGUARDO DI EOLO SU''MAGGIO ALL'INFANZIA" 2026
DAL 13 AL 17 MAGGIO TRA BARI, RUVO E MOLFETTA.
Siamo tornati in Puglia, tra Bari, Molfetta e Ruvo, per la ventinovesima edizione del festival “Maggio all’infanzia”, la kermesse teatrale dedicata all’infanzia con la direzione artistica di Teresa Ludovico, la cura del progetto affidata a Cecilia Cangelli e la consulenza pedagogica di Giorgio Testa. Organizzata da Kismet/Teatri di Bari, la manifestazione ha accolto, dal 13 al 17 maggio, numerosi operatori e operatrici provenienti da tutta Italia, trasformando ancora una volta il territorio pugliese in uno spazio di incontro e confronto dedicato al teatro per le nuove generazioni. Questa edizione, ispirata all’immortale creazione di Carlo Collodi, ha scelto il titolo “Altri Pinocchi”, nel bicentenario della nascita dell’autore, interrogando attraverso linguaggi differenti le infinite possibilità della trasformazione, della disobbedienza e della crescita. Gli operatori hanno potuto assistere a diciassette appuntamenti che hanno oltrepassato i confini della semplice programmazione di spettacolo: accanto alle produzioni teatrali hanno trovato infatti spazio due esperienze di “teatro fuori dal teatro” a forte vocazione sociale e il delicato esito finale di un laboratorio che ha portato in scena sessantotto bambine e bambini napoletani. La ventinovesima edizione del festival ha inoltre ospitato tre importanti realtà europee di circo contemporaneo: Théâtre Circulaire, Nicole & Martin e Théâtre Jaleo. Dal 13 al 17 maggio il “Maggio all’infanzia” si è così confermata una delle più significative vetrine nazionali dedicate al teatro per l’infanzia e le nuove generazioni: un luogo in cui compagnie provenienti da tutta Italia scelgono di presentare in anteprima le proprie creazioni, immaginandone il percorso di circuitazione nelle stagioni future.
Due come detto le esperienze di teatro di declinazione sociale. La prima esperienza è stata quella raccontata da Lello Tedeschi, con un ragazzo detenuto protagonista di in “Nella casa di Asterione”: trent’anni di teatro in carcere all’interno di “Sala Prove”, storico progetto di teatro sociale e rieducazione realizzato nell’istituto penale minorile “Nicola Fornelli” di Bari. Un’esperienza preziosa e necessaria, che conosciamo e seguiamo fin dai suoi inizi, capace negli anni di trasformare il teatro in uno spazio reale di ascolto, responsabilità e possibilità.
La seconda esperienza, l’intensa e commovente “Con parole di madre” di Senza Piume Teatro e Compagnia delle autrici, ci ha invece svelato un raro progetto di teatro per ragazzi nato all’interno della Casa di reclusione femminile di Trani. La restituzione vedeva presenti 5 delle donne detenute protagoniste del progetto e si è aperta con la proiezione del docu-film che ci ha raccontato tutte le fasi di creazione dell’omonimo spettacolo, dal significativo sottotitolo “Ovvero di quella volta che un carcere diventò un Teatro per Ragazzi”, seguendone il percorso dalla nascita fino alla messa in scena. La particolarità del progetto risiede proprio nel suo sguardo: uno spettacolo interamente ideato e prodotto in carcere, ma pensato non per un pubblico adulto, come spesso accade in queste esperienze, bensì per bambini, scuole e famiglie. Al centro del racconto c’è Pino, un bambino vivace e intelligente che vive l’assenza della madre detenuta: la sente al telefono, ma non sa quando potrà riabbracciarla. Come ci si sente davanti agli altri bambini? Come si cresce quando manca la presenza quotidiana di una madre, e soprattutto se si trova in carcere? Sono queste le domande profonde e semplici che attraversano lo spettacolo, interpretato dalle “signore attrici”, donne detenute della Casa Circondariale di Trani.
Ma veniamo agli spettacoli. Molto stimolanti e in qualche modolegati tra loro per il tema, i due spettacoli dedicati ai piccolissimi“Daula, al di là del mare” della compagnia Principio Attivo e“Onde”, di Petra ispirata all’omonimo silent book di SuzyLee.
“Doula, al di là del mare”, con la regia di Silvia Lodi e la consulenza drammaturgica di Rossana Farinati, con Adele Benlahouar e Paola Crisostomo, costruisce per i bambini, raccolti davanti alle interpreti, in una dimensione di vicinanza e ascolto, un delicato viaggio fatto di canti arabi, filastrocche e semplici oggetti, capaci di accendere immaginazione e memoria sensoriale. Lo spettacolo si offre così attraverso tutti quei sensi ancora in piena formazione, ancora disponibili al primo stupore, trasformando il mare in un luogo di attraversamento e incontro: un ponte tra culture differenti ma anche una soglia fragile tra ciò che conosciamo e ciò che è ancora lì da conoscere.
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“Onde” delle compagnie Petra, L'Albero e Orchestra Senzaspine, si configura invece come una originale forma di opera lirica dedicata agli spettatori più piccoli. In scena Laura Sacco interpreta il Mare, mentre Graziana Palazzo dà corpo a una bambina curiosa e irresistibilmente attratta da quella voce lontana e profonda che proviene dall’acqua. Sulla composizione musicale di Tommaso Ussardi, eseguita dal vivo da Claudio Cauzillo, prende forma il loro incontro: un attraversamento delicato in cui la bambina sceglie di inoltrarsi nel mare per comprenderne il mistero, superando un confine che coincide insieme con la paura, la scoperta e la possibilità di una trasformazione. Attorno all’azione scenica, i bambini piccolissimi vengono lentamente catturati dalle vibrazioni sonore, dalle voci cantate delle performer, dalle ripetizioni poetiche e dalle allitterazioni che costruiscono una drammaturgia musicale, capace di parlare prima ancora della comprensione razionale. Intanto, gabbiani, conchiglie, alghe e frammenti di mare emergono e si animano nella suggestiva scena curata da Gabriella Mastrangelo e Antonio Guerrieri, trasformando lo spazio in un paesaggio sensoriale dentro cui ipiccoli spettatori possono letteralmente abitare l’esperienza del meravigliarsi.
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Tre gli spettacoli che avevamo già avuto occasione di incontrare, abbiamo rivisto con piacere “Crick” di Casa del Contemporaneo, intensa storia distopica ispirata al romanzo “Fiori per Algernon” di Daniel Keyes. Al centro del racconto c’è un uomo con disabilità cognitive che decide di sottoporsi a un esperimento scientifico destinato ad aumentarne esponenzialmente ma temporaneamente l’intelligenza. A interpretarlo è Luca Iervolino, autore di una prova scenica di grande forza e sensibilità, capace di attraversare con dolorosa precisione le trasformazioni emotive e percettive del personaggio. “Crick” è uno spettacolo che riesce a intrecciare riflessione scientifica e visione poetica, interrogando il pubblico su cosa significhi davvero essere “adeguati” in una società sempre più ossessionata dalla performance, dall’efficienza e dal successo. In questo paesaggio umano deformato, il fallimento, la fragilità e la tenerezza sembrano non trovare più spazio, e proprio per questo diventano il cuore più necessario del racconto. Dopo Torino, abbiamo ritrovato anche a Molfetta “Tecniche di lavoro di gruppo” di Dimore Creative, scritto e interpretato dal giovane attore lombardo Pietro Cerchiello. Lo spettacolo, autobiografico, racconta il primo laboratorio teatrale condotto da un giovane attore in una scuola media di periferia. Con autenticità e sensibilità, Cerchiello restituisce emozioni, fragilità e contraddizioni dei ragazzi incontrati, componendo un vivido e sincero ritratto dell’adolescenza contemporanea. Per “Cielo” di Koreja e Babilonia Teatri rimandiamo invece alla recensione di Rossella Marchi pubblicata per la nostra rivista in occasione del festival Contemporaneo Futuro.
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Molti i temi attraversati dai numerosi spettacoli presenti al festival: dai desideri e dalle paure dell’infanzia raccontati in “Nido” de Bottega degli Apocrifi, con la regia di Raffaella Giancipoli e in scena Rosalba Mondelli e Fabio Trimigno, alle ferite della guerra evocate da “Eh Oh! In marcia per la pace”, diretto da Nadia Casamassima e Andrea Santantonio, con Barbara Scarsciolla in scena. Dalla scoperta stupita del mondo affrontata in “Io ti vedo” del Piccolo Teatro Patafisico, dove Agnese arriva per la prima volta sulla terra, fino al “Pinocchio” di Ullallà Teatro di Pippo Gentile, che trova la sua forza nella intensa interpretazione di Niccolò Battocchio (Din Don Down Teatro). A nostro avviso non adatto ad un pubblico di bambini e bambine invece ci è parso“Modestia a parte” della Compagnia del Sole, in cui Flavio Albanese, accompagna il pubblico in un viaggio dentro la grande tradizione della commedia italiana, intrecciando racconti, immagini e filmati d’epoca che riportano alla memoria figure come Totò, Eduardo Scarpetta e Carlo Goldoni.
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Nella seconda parte, Mario Bianchi approfondirà “Ninì e la Balena” di Crest e “Caravaggio – di chiaro e di scuro” di Francesco Niccolini con Luigi D’Elia. Rossella Marchi scriverà su “Per chi suona la campanella” de La luna nel letto e “I racconti del Merlo” di Factory Compagnia Transadriatica.
DAL 13 AL 17 MAGGIO TRA BARI, RUVO E MOLFETTA.
Siamo tornati in Puglia, tra Bari, Molfetta e Ruvo, per la ventinovesima edizione del festival “Maggio all’infanzia”, la kermesse teatrale dedicata all’infanzia con la direzione artistica di Teresa Ludovico, la cura del progetto affidata a Cecilia Cangelli e la consulenza pedagogica di Giorgio Testa. Organizzata da Kismet/Teatri di Bari, la manifestazione ha accolto, dal 13 al 17 maggio, numerosi operatori e operatrici provenienti da tutta Italia, trasformando ancora una volta il territorio pugliese in uno spazio di incontro e confronto dedicato al teatro per le nuove generazioni. Questa edizione, ispirata all’immortale creazione di Carlo Collodi, ha scelto il titolo “Altri Pinocchi”, nel bicentenario della nascita dell’autore, interrogando attraverso linguaggi differenti le infinite possibilità della trasformazione, della disobbedienza e della crescita. Gli operatori hanno potuto assistere a diciassette appuntamenti che hanno oltrepassato i confini della semplice programmazione di spettacolo: accanto alle produzioni teatrali hanno trovato infatti spazio due esperienze di “teatro fuori dal teatro” a forte vocazione sociale e il delicato esito finale di un laboratorio che ha portato in scena sessantotto bambine e bambini napoletani. La ventinovesima edizione del festival ha inoltre ospitato tre importanti realtà europee di circo contemporaneo: Théâtre Circulaire, Nicole & Martin e Théâtre Jaleo. Dal 13 al 17 maggio il “Maggio all’infanzia” si è così confermata una delle più significative vetrine nazionali dedicate al teatro per l’infanzia e le nuove generazioni: un luogo in cui compagnie provenienti da tutta Italia scelgono di presentare in anteprima le proprie creazioni, immaginandone il percorso di circuitazione nelle stagioni future.
Due come detto le esperienze di teatro di declinazione sociale. La prima esperienza è stata quella raccontata da Lello Tedeschi, con un ragazzo detenuto protagonista di in “Nella casa di Asterione”: trent’anni di teatro in carcere all’interno di “Sala Prove”, storico progetto di teatro sociale e rieducazione realizzato nell’istituto penale minorile “Nicola Fornelli” di Bari. Un’esperienza preziosa e necessaria, che conosciamo e seguiamo fin dai suoi inizi, capace negli anni di trasformare il teatro in uno spazio reale di ascolto, responsabilità e possibilità.
La seconda esperienza, l’intensa e commovente “Con parole di madre” di Senza Piume Teatro e Compagnia delle autrici, ci ha invece svelato un raro progetto di teatro per ragazzi nato all’interno della Casa di reclusione femminile di Trani. La restituzione vedeva presenti 5 delle donne detenute protagoniste del progetto e si è aperta con la proiezione del docu-film che ci ha raccontato tutte le fasi di creazione dell’omonimo spettacolo, dal significativo sottotitolo “Ovvero di quella volta che un carcere diventò un Teatro per Ragazzi”, seguendone il percorso dalla nascita fino alla messa in scena. La particolarità del progetto risiede proprio nel suo sguardo: uno spettacolo interamente ideato e prodotto in carcere, ma pensato non per un pubblico adulto, come spesso accade in queste esperienze, bensì per bambini, scuole e famiglie. Al centro del racconto c’è Pino, un bambino vivace e intelligente che vive l’assenza della madre detenuta: la sente al telefono, ma non sa quando potrà riabbracciarla. Come ci si sente davanti agli altri bambini? Come si cresce quando manca la presenza quotidiana di una madre, e soprattutto se si trova in carcere? Sono queste le domande profonde e semplici che attraversano lo spettacolo, interpretato dalle “signore attrici”, donne detenute della Casa Circondariale di Trani.
Per tre giorni, come il film testimonia con delicatezza, il carcere si è trasformato davvero in un teatro aperto ai più piccoli, lasciando entrare dentro le sue mura “la parte più fragile, curiosa e luminosa del mondo”Dopo la presentazione del progetto, le protagoniste presenti hanno condiviso con emozione il significato di quell’esperienza, intrecciando le proprie parole con quelle dei ragazzi e delle ragazze presenti e con le domande attente e spontanee del numeroso pubblico intervenuto.
Di grande gioia, tanto per chi lo ha attraversato sulla scena quanto per chi lo ha accolto dalla platea, è stato “I capitoli del fuoco”. Sessantotto ragazzi e ragazze delle classi quarte A, B, C e D dell’IC Madonna Assunta di Napoli sono arrivati al festival pugliese per presentare il loro spettacolo, nato all’interno del progetto “Teatro Scuola Vedere Fare”, ideato da Morena Pauro e sostenuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. “Teatro Scuola Vedere Fare” attraversa l’intero anno scolastico trasformando il teatro in pratica quotidiana di visione e creazione: gli studenti assistono agli spettacoli, partecipano a laboratori nelle classi e costruiscono una performance originale destinata alla scena, guidati in questo percorso da Beppe Coppola. “I capitoli del fuoco” ne è stata la restituzione finale. Il progetto, di grande valore pedagogico, è organizzato da Casa del Contemporaneo, Le Nuvole e Agita Teatro. In scena, il fuoco viene attraversato poeticamente in tutte le sue possibilità: calore, distruzione, energia, paura, rinascita. I sessantotto giovani performer abitano il palco con sorprendente autonomia, intrecciando corpi, gesti e parole in un movimento corale sempre vivo e pertinente, capace di restituire le molteplici nature di questo elemento, senza mai perdere autenticità. Ci piace sottolineare anche la grande partecipazione dei ragazzi e le ragazze di queste classi che hanno seguito con curiosità e attenzione gli spettacoli in programma, partecipando agli incontri con gli artisti e intervenendo ogni volta con domande acute, sensibili e mai scontate, ricordando a tutti quanto lo sguardo dei più giovani possa essere quanto mai profondo quando viene realmente chiamato a partecipare.
Ma veniamo agli spettacoli. Molto stimolanti e in qualche modolegati tra loro per il tema, i due spettacoli dedicati ai piccolissimi“Daula, al di là del mare” della compagnia Principio Attivo e“Onde”, di Petra ispirata all’omonimo silent book di SuzyLee.
“Doula, al di là del mare”, con la regia di Silvia Lodi e la consulenza drammaturgica di Rossana Farinati, con Adele Benlahouar e Paola Crisostomo, costruisce per i bambini, raccolti davanti alle interpreti, in una dimensione di vicinanza e ascolto, un delicato viaggio fatto di canti arabi, filastrocche e semplici oggetti, capaci di accendere immaginazione e memoria sensoriale. Lo spettacolo si offre così attraverso tutti quei sensi ancora in piena formazione, ancora disponibili al primo stupore, trasformando il mare in un luogo di attraversamento e incontro: un ponte tra culture differenti ma anche una soglia fragile tra ciò che conosciamo e ciò che è ancora lì da conoscere.
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“Onde” delle compagnie Petra, L'Albero e Orchestra Senzaspine, si configura invece come una originale forma di opera lirica dedicata agli spettatori più piccoli. In scena Laura Sacco interpreta il Mare, mentre Graziana Palazzo dà corpo a una bambina curiosa e irresistibilmente attratta da quella voce lontana e profonda che proviene dall’acqua. Sulla composizione musicale di Tommaso Ussardi, eseguita dal vivo da Claudio Cauzillo, prende forma il loro incontro: un attraversamento delicato in cui la bambina sceglie di inoltrarsi nel mare per comprenderne il mistero, superando un confine che coincide insieme con la paura, la scoperta e la possibilità di una trasformazione. Attorno all’azione scenica, i bambini piccolissimi vengono lentamente catturati dalle vibrazioni sonore, dalle voci cantate delle performer, dalle ripetizioni poetiche e dalle allitterazioni che costruiscono una drammaturgia musicale, capace di parlare prima ancora della comprensione razionale. Intanto, gabbiani, conchiglie, alghe e frammenti di mare emergono e si animano nella suggestiva scena curata da Gabriella Mastrangelo e Antonio Guerrieri, trasformando lo spazio in un paesaggio sensoriale dentro cui ipiccoli spettatori possono letteralmente abitare l’esperienza del meravigliarsi.
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Tre gli spettacoli che avevamo già avuto occasione di incontrare, abbiamo rivisto con piacere “Crick” di Casa del Contemporaneo, intensa storia distopica ispirata al romanzo “Fiori per Algernon” di Daniel Keyes. Al centro del racconto c’è un uomo con disabilità cognitive che decide di sottoporsi a un esperimento scientifico destinato ad aumentarne esponenzialmente ma temporaneamente l’intelligenza. A interpretarlo è Luca Iervolino, autore di una prova scenica di grande forza e sensibilità, capace di attraversare con dolorosa precisione le trasformazioni emotive e percettive del personaggio. “Crick” è uno spettacolo che riesce a intrecciare riflessione scientifica e visione poetica, interrogando il pubblico su cosa significhi davvero essere “adeguati” in una società sempre più ossessionata dalla performance, dall’efficienza e dal successo. In questo paesaggio umano deformato, il fallimento, la fragilità e la tenerezza sembrano non trovare più spazio, e proprio per questo diventano il cuore più necessario del racconto. Dopo Torino, abbiamo ritrovato anche a Molfetta “Tecniche di lavoro di gruppo” di Dimore Creative, scritto e interpretato dal giovane attore lombardo Pietro Cerchiello. Lo spettacolo, autobiografico, racconta il primo laboratorio teatrale condotto da un giovane attore in una scuola media di periferia. Con autenticità e sensibilità, Cerchiello restituisce emozioni, fragilità e contraddizioni dei ragazzi incontrati, componendo un vivido e sincero ritratto dell’adolescenza contemporanea. Per “Cielo” di Koreja e Babilonia Teatri rimandiamo invece alla recensione di Rossella Marchi pubblicata per la nostra rivista in occasione del festival Contemporaneo Futuro.
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Molti i temi attraversati dai numerosi spettacoli presenti al festival: dai desideri e dalle paure dell’infanzia raccontati in “Nido” de Bottega degli Apocrifi, con la regia di Raffaella Giancipoli e in scena Rosalba Mondelli e Fabio Trimigno, alle ferite della guerra evocate da “Eh Oh! In marcia per la pace”, diretto da Nadia Casamassima e Andrea Santantonio, con Barbara Scarsciolla in scena. Dalla scoperta stupita del mondo affrontata in “Io ti vedo” del Piccolo Teatro Patafisico, dove Agnese arriva per la prima volta sulla terra, fino al “Pinocchio” di Ullallà Teatro di Pippo Gentile, che trova la sua forza nella intensa interpretazione di Niccolò Battocchio (Din Don Down Teatro). A nostro avviso non adatto ad un pubblico di bambini e bambine invece ci è parso“Modestia a parte” della Compagnia del Sole, in cui Flavio Albanese, accompagna il pubblico in un viaggio dentro la grande tradizione della commedia italiana, intrecciando racconti, immagini e filmati d’epoca che riportano alla memoria figure come Totò, Eduardo Scarpetta e Carlo Goldoni.
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Infine abbiamo potuto rivedere, questa volta nella sua forma compiuta dopo lo studio presentato a Castelfiorentino, “La Bambola e la Bambina”, intensa coproduzione di Giallo Mare Minimal Teatro di Empoli e La Luna nel Letto di Ruvo di Puglia, con la regia e le immaginifiche scene di Michelangelo Campanale e in scena Vania Pucci e Roberta Carrieri. Lo spettacolo si ispira alla fiaba di Vassilissa e Baba Jaga, una delle più celebri declinazioni del mito di Cenerentola nel teatro per l’infanzia, raccontando la storia di una bambola tramandata da madre a figlia come simbolo di protezione e amore. “Ogni volta che avrai bisogno di aiuto, dai da mangiare a questa bambola e lei ti aiuterà”: sono queste le parole che accompagnano Vassilissa nel suo viaggio di crescita e attraversamento della paura. La figura della terribile strega, più che antagonista, diventa qui passaggio necessario verso la trasformazione della bambina e verso una nuova relazione con l’assenza della madre. A distinguere questa versione è soprattutto il ruolo della musica, che si intreccia organicamente alla scena grazie alla presenza di Roberta Carrieri, attrice, ventriloqua, musicista e cantante capace di animare pupazzi, bambole e sonorità. L’intensa presenza scenica di Vania Pucci attraversa con sensibilità la figura della strega, accompagnando la sua metamorfosi che, nel confronto con Vassilissa, lascia emergere un inatteso e pacificato tratto materno. Una trasformazione sottile, delicata, che forse avrebbe bisogno di un tempo scenico più disteso perché il pubblico possa coglierne pienamente tutte le sfumature emotive. La costruzione registica di Michelangelo Campanale, sostenuta dalla partitura fisica curata da Vito Cassano apre, soprattutto nella prima parte, immagini di forte suggestione visiva: lo spettacolo sembra dispiegarsi come un paesaggio illustrato in continuo movimento, capace di avvolgere gli spettatori dentro una dimensione sospesa tra fiaba e sogno.
REPORT CURATO DALLA REDAZIONE DI EOLO
Nella seconda parte, Mario Bianchi approfondirà “Ninì e la Balena” di Crest e “Caravaggio – di chiaro e di scuro” di Francesco Niccolini con Luigi D’Elia. Rossella Marchi scriverà su “Per chi suona la campanella” de La luna nel letto e “I racconti del Merlo” di Factory Compagnia Transadriatica.


