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Eolo
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LO SGUARDO DI EOLO SU ARRIVANO DAL MARE 26
DAL 20 AL 24 MAGGIO DA RAVENNA A GAMBETTOLA

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Dal 20 al 24 maggio siamo stati presenti tra Ravenna e Gambettola ancora una volta al Festival Internazionale dei Burattini e delle Figure, giunto alla 51ª edizione. Sono state cinque giornate incandescenti di spettacoli, mostre, incontri, workshop e progetti speciali diffusi .
Il Festival organizzato come sempre dal Teatro del Drago con la direzione artistica di Roberta Colombo e Andrea Monticelli, ha visto la nuova partnership di ATER Fondazione, che ha sostenuto l’ospitalità di una delegazione internazionale di operatrici, operatori, direttrici e direttori di festival provenienti da numerosi Paesi europei ed extraeuropei. Sono stati presenti  il Direttore di ATER Fondazione Antonio Volpone, la Responsabile Area Progetti Internazionali,Francesca Zitoli, e Dominique Martin, Consulente Direzione e Progetti Internazionali.
La parola chiave di questa edizione è stata nomadismo, ispirata alla poesia "Allegria di naufragi" di Giuseppe Ungaretti e assunta come immagine del viaggio, della resistenza e della trasformazione. “Mentre nel mondo imperversano guerre e fratture, il festival guarda al movimento dei teatranti e dei marionettisti come a una forma di vitalità. Perché l’arte migra, si mescola, rinasce, trasformando l’orrore in spinta creativa e in possibilità di relazione”
Il cartellone ha visto la presenza di artisti e compagnie provenienti da Lituania, Francia/Argentina, Serbia, Cile/Spagna, Brasile, Canada e Italia,
Ancora una volta uno degli appuntamenti più importanti è stato Lo Sbarco dei Burattini, realizzato in collaborazione con Autorità Portuale, Capitaneria di Porto e Festival De Portibus, durante il quale le barche a vela del Circolo Velico Ravennate e altre imbarcazioni hanno risalito il Canale Candiano con a bordo burattinai e marionettisti. Ad accogliere gli artisti c’era la Fish Parade dei pesci Koinobori, a cura dell’artista giapponese Izumi Fujiwara con il Liceo Artistico Nervi Severini, seguita dallo spettacolo di bolle del sempre bravo e gradito a grandi e piccini Michele Cafaggi che ha anche coordinato il festoso arrivo delle figure .
Tanta la gente ad accogliere le barche e numerosissimo il pubblico che ha gremito tutti i luoghi di spettacolo a testimonianza di come il Teatro dí figura sia un linguaggio teatrale in continua espansione.
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Quest’anno uno dei focus più importanti è stato dedicato alla Lituania con la presenza dell’Ambasciatrice Dalia Kreiviene e dell’Addetta agli Affari Culturali Laura Gabrielaityte-Kazuleniene. Molto interessante in questo ambito la tavola rotonda “A Taste of Lithuanian Puppetry Traditions, Forms and Contemporary Practices “curato dalla docente accademica professoressa Kristina Steiblyte e dalla ricercatrice Urte Grigaliūnaitė. che al pubblico di studiosi ha raccontato con immagini la storia del teatro di figura in questo paese che al Festival è stato rappresentato da 4 spettacoli assai diversi tra loro .
"Little Worlds" del Kaunas State Puppet Theatre con tre artisti in scena è stata una performance espressivamente dedicata a bambini piccolissimi che sono stati catapultati in un mondo popolato da diverse palle dai bellissimi colori che rappresentavano tutti i colori che abitano il mondo. Ecco che subito dopo davanti agli occhi dei piccoli e delle piccole si palesavano a suon di musica una decina di fantocci multicolori; uno spettacolo che in modo semplice ed immersivo abituava fin da piccoli gli spettatori a considerare come presenti nel mondo una serie di possibilità umane dai diversi colori che fanno parte del mondo che ci ospita .
Ecco che poi Hearts & Chimneys di Psilicone Theatre che invece ha raccontato la storia di una fabbrica ucraina di scarpe vista nel corso del tempo in relazione al regime comunista. L’aspetto interessante è la realizzazione, avvenuta con delle lastre di silicone che su un grande specchio prendevano vita grazie a Auksé Petruliené, illustrando la lunga storia della fabbrica accompagnata dalla musica dal vivo, eseguita da Arkadij Gotesman.
Nelle ultime due Agnè Muralyté invece ha raccordato la danza con le maschere capaci di creare una nuova umanità in “Je m’évanouis” e in “Umama “










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Oltre quello sulla Lituania, altro focus importante del Festival è stato il progetto Senza Fili , dedicato al fondamentale apporto, spesso dimenticato delle  burattinaie, organizzato in collaborazione con la Casa delle Donne. Sandra Pagliarani con "Celestino Principe", Margherita Cennamo con " La retrobottega di Mammadraga, "  Serena Cercignano con " La mosca Parapiglia" protagonista un  simpaticissimo lupo e Valentina Vecchio con l'insolito " Fragile", maneggiare con cura , in cui due piccoli burattini sono capaci di mostrarci, in modo poetico, tutta  la fragilità insita negli  esseri umani, hanno presentato i loro spettacoli seguiti da un talk che ha messo in luce il ruolo spesso centrale della donna nel Teatro di Burattini.
Accanto agli spettacoli è stata proposta anche la mostra “La fata madrina” a cura di Teatro del Drago, Roberto Papetti e Stamperia Pascucci di Gambettola. in occasione dei 200 anni della stamperia. La donna è sempre stata “madrina” dell’arte burattinesca, da cui l’accostamento con la Fata Madrina di Pinocchio. La mostra espone alcuni dei pupazzi dello storico spettacolo PINOCCHIO di Teatro del Drago. All’interno della mostra è stato possibile accostare il podcast “Le donne racconta storie”

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Per Eolo sono stati 5 giorni di visioni in cui il teatro di figura si è declinato in mille rivoli linguaggi dall ‘uomo/ orchestra di La Muette, fino alla danza e all’uso del corpo di "Vodoo" di Masque Teatro e "Criteri" di Eva Luna Betelli al lambe lambe di Daniele Viola e Crepamuro Teatro che ha ripresentato il suo bellissimo “Questo non è un amore” protagonisti delle Pipe e del Tabacco che assumono nuove sembianze. Anche molto interessante e già apprezzato" La favola di Peter" di Silvio Gioia con il suo teatro d’ombre di Principio Attivo teatro Ombre. L’intelligenza artificiale è stata invece visitata dai canadesi La Tortue noir e dal già amato AIAIAI Pinocchio di Gruppo Ibrido / Artemis Danza.
Il teatro ragazzi è stato rappresentato dallo storico "Brum" di Drammatico Vegetale all'insolito lavoro sul pane di Is Mascareddas e a "Bertuccia e i signori del Fango" nuova avventura del personaggio creato da Fabrizio Pugliese.

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Interessanti anche i libri presentati con "Il Pianeta Storto" a cura dell’autore Marco Renzi sulla sua coraggiosa di portare il teatro nei luoghi tormentati dalla fame e dalla guerra, poi
Alfonso Cipolla con "Metamorfosi della rappresentazione", Francesca Di Fazio " La marionnette et son drame", Veronica Gonzales ha presentato "Un Teatro per tutti-come strumento di inclusione e coesione sociale", Mario Bianchi " Teatro di figura 2000", il dossier riguardante il Teatro di Figura  sul trimestrale, Hystrio e infine Valerio Saccà ha illustraton il suo bel volumetto sulla maschera da lui riportata in auge con il teatro di figura di Meneghino.

La chiusura del Festival  domenica 24 maggio a Gambettola, è stata dedicata al commosso  ricordo dell’indimenticabile e indimenticato maestro Romano Danielli, con il suo capolavoro la Ginevra degli Almieri.

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Diversi gli spettacoli, fuori baracca, rimarchevoli che abbiamo visto durante i 5 giorni del Festival. Con "The Walker" è tornato al festival l’artista cileno David Zuazola, diretto dal polacco Marek b. Chodaczyński che con i suoi Pupazzi meccanici, ci ha raccontato la storia di un uomo in continuo cammino che fugge da un conflitto armato: vediamo con perfetta maestria e adesione miniaturizzare la sua storia con la fantasia animatrice del Performer attraverso la sua casa distrutta, la sua famiglia scomparsa, l’ottusa respingenza di un mondo senza pietà e compassione.
Una delle creazioni più rappresentative a cui abbiamo assistito, vista al Teatro Rasi, è sicuramente stato lo spettacolo “Bois” del canadese Puzzle Théâtre dove il senso più profondo del teatro di figura, animare l’animato, attraverso la manipolazione ha avuto il suo vero trionfo. Senza che una parola venga pronunciata dei semplici rami e legnetti prendono letteralmente vita creando un mondo popolato da innumerevoli creature, alcune riconoscibili, altre fantastiche tutte protese al raggiungimento di una semplice foglia verde.
In perfetta simbiosi tra loro Csaba Raduly e Pavla Mano , sulla musica sempre significante di Petya Nedeva, riescono ad infondere in ogni pezzetto di legno una miriade di sentimenti dalla curiosità alla paura , dalla fatica alla gioia alla sorpresa, in un crescendo di opportunità visive che stupiscono lo spettatore di ogni età .
Molto coinvolgente, seppur in altro contesto, anche di Gianluca Palma di All’incirco Teatro, la performance “Fili e di Fole”spettacolo di marionette a filo, canzoni e giullarate.
Nato nell’alvare del Teatro del Drago sul bel testo di Maria Sole Brusa l’artista riporta in auge la figura del Bagatto. Il Bagatto è la prima carta degli arcani maggiori dei tarocchi, conosciuta anche come il Mago, il Giocoliere, l'Artigiano. L’animatore si presenta davanti al pubblico, come un antico giullare raccontando storie e muovendo in modo vivo e portatrice di meraviglia 4 marionette a filo sue inseparabili compagne di viaggio. Ecco la danzatrice del ventre, Pulcinella e perfino la morte che diventano vivi e coinvolgendo i presenti in un rito giocoso senza tempo.
Vera apoteosi del teatro di figura espresso in tutte le sue forme è stato per noi “Antipodi “ della Compagnia “Dromosofista” con Facundo Moreno, Rugiada e Tommaso Grignani, eredi di Girovago e Rondella, storico ensemble di una coppia che gira il mondo in una specie di bus , regalando meraviglia teatrale . In “Antipodi” i tre artisti si destreggiano in tutte le forme del teatro di figura sempre in stretto rapporto con la musica dal vivo. Le Ombre, le maschere, la manipolazione di oggetti, l’utilizzo creativo del corpo si intrecciano in modo inusuale offrendo ogni volta un universo creativo di sorprendente diversità .
Assolutamente travolgente nella sua straordinaria visionarietà è stata la versione di “Alice” , creata da Luana Gramegna della compagnia toscana Zaches del romanzo di Carrol
operata per la compagnia serba Theatre for Children and Youth, Kragijevac. In scena tre attrici che da un semplice tavolo dove è imbandito il famoso tè iconico del libro riescono a creare un fantasmagorico sogno che in un giardino si popola di tutti i personaggi che accompagnano alice che sbucano poi da ogni luogo . Lo spettacolo è un susseguirsi di incessanti visioni dove irrompono il coniglio il Bruco, delle rose dispettose, una Regina tiranna, un Gatto che parla in rima, fino a raggiungere il giardino dimenticato di un Cappellaio Matto
Tra il sonno e la veglia, Alice riesce a ricomporre i frammenti di sé, riscoprendo una nuova consapevolezza.
Benedetta Pigoni che ha vinto con "𝟯𝟬 𝗠𝗜𝗟𝗟𝗜𝗚𝗥𝗔𝗠𝗠𝗜 𝗗𝗜 𝗨𝗟𝗜𝗣𝗥𝗜𝗦𝗧𝗔𝗟" il premio Riccione per l'Infanzia ha anche presentato al Festival con Valerio Saccà il curioso Versipelle, dialogo tra Padre, figlia e lupo mannaro diretti da Martina Pozinibio.
MARIO BIANCHI

FANGO 
regia e drammaturgia Mariasole Brusa
con Eva Luna Betelli, Giovanni Consoli, Sofia Orlando, Angela Dionisia Severino
musica Andrea Napolitano, marionette e oggetti di scena Gianluca Palma, Sofia Orlando, Marco Scarpa
scenografia Alberto Favretto, design luci Sander Loonen, costumi Gianluca Sbicca
video Caterina Salvadori, Mariasole Brusa – Meclimone Produzioni tutor del progetto Stefano Ricci, Gianni Forte
produzione La Biennale di Venezia con il sostegno di Teatro del Drago
Spettacolo vincitore bando regia Under 35-Biennale Teatro 2025

L’uomo, da sempre, tenta di dare una forma alle proprie paure. Le modella nell’immaginazione, le costringe dentro un volto, un respiro, un nome pronunciabile nel vuoto del buio. È questa la genesi dei mostri: figure perturbanti e necessarie, perché solo ciò che è informe e invisibile resta insostenibile. Ogni mostro non è altro che disperato tentativo di contenere l’incomprensibile. In questo territorio più che precario, ora sospeso tra necessità archetipica e trauma contemporaneo, si colloca GOLEM e fango è il mondo, spettacolo vincitore del Bando Regia Under 35 della Biennale di Venezia, su progetto e direzione di Mariasole Brusa e prodotto dal Teatro del Drago.
Il lavoro è la trasposizione onirica d’un incubo del reale e muove dai disastri dell’alluvione che nel maggio 2023 ha devastato la Romagna. Va da sé che non si intenda qui ripercorrere gli sgomenti di quel dramma, trasformandoli in un teatro civile testimoniale. Al contrario, si sceglie una traiettoria più obliqua e rischiosa, lasciando che l’evento calamitoso agisca come un’ecoche riaffiora deformata. La catastrofe non viene spiegata: sedimenta in un immaginario evocativo. Si fa materia, polimorfa e instabile, quasi organismo mutante, dove immagini, corpi, oggetti, scaglie del reale, vocii e sussurri, sembrano emergere da meandrimetamorfici della memoria collettiva.
Il fango che troneggia nel titolo non è soltanto residuo della devastazione, ma sostanza originaria: materia primordiale da cui affiorano figure incomplete, deformità, frammenti emotivi, relitti dell’umano. In questo senso il riferimento al Golem si carica di una densità ulteriore. La creatura della tradizione ebraica, plasmata dalla terra e animata da un soffio oscuro, diventa qui il simbolo di un’umanità che genera i propri fantasmi e, insieme, le proprie catastrofi.
La regia di Mariasole Brusa evita le facili insidie dell’enfasi illustrativa. Procede per apparizioni, slittamenti, amalgami, addensamenti visivi. Gli attori, quasi servi di scena, sembranoabitare stati della materia, paure infantili, immagini archetipiche che emergono e si dissolvono al pari delle creature che prendono e forma e vita da quel fango che fango non è ma magma avviluppante.
Ne deriva un’esperienza scenica nella quale il perturbante non tende a generare distanza estetica ma prossimità emotiva. Lo spettatore non è chiamato a comprendere razionalmente la tragedia, quanto piuttosto ad attraversarne il residuo sensibile, a cercare nelle figure deformi dell’incubo, un’irriducibile occasione di riconoscimento e, in ultimo, di salvezza collettiva.
ALFONSO CIPOLLA




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