
ECCO IL SECONDO TASSELLO DEL REPORT DI EOLO SU GIOCATEATRO 2026
5 SPETTACOLI CON LO DGUARDO DI MARIO BIANCHI
Continuiamo la nostra analisi sulla Trentesima edizione del “ Giocateatro “, il festival dedicato alle nuove generazioni , organizzato da FTRG con la direzione di Emiliano Bronzino e Angela Santucci con un secondo approfondimento di Mario Bianchi su altri 5 Spettacoli.
IL MAGO DI OZ /Fondazione TRG
Liberamente ispirato a Il meraviglioso mago di Oz di L. Frank Baum
Regia Isabella Locurci. Drammaturgia Micol Jalla
Con Claudio Dughera, Claudia Martore, Simone Valentino.
Scenografia Claudia Martore
La fondazione TRG, nel solco della riproposta in forma teatrale dei classici della letteratura, rivisitati con arguzia e felice inventiva, iniziata diversi anni fa, da Luigia D’Agostino, ha deciso di concentrarsi questa volta su una nuova versione del famoso libro di Frank Baum “Il meraviglioso mago di Oz” , con la regia di Isabella Locurcio e la Drammaturgia Micol Jalla, che conoscevamo già per l’ottimo esito di “Is’a match mach “. I già diverse volte apprezzati, Claudio Dughera e Claudia Martore, accompagnati dal bravo Simone Valentino, sono in scena due fratelli e una sorella che, riordinando la casa materna, davanti alle cianfrusaglie raccolte in quel tempo felice, si ritrovano a ripercorrere i giochi dell’infanzia, quando con pochi oggetti si potevano ricreare mondi immaginari. Ed è così che la storia di Dorothy e del suo cane Totó, resa celebre anche da un colorato film di Victor Fleming del 1939, capitati dopo un tifone in un mondo ben strano, governato da un mago fasullo e da improbabili streghe, viene ricomposta davanti al piccolo pubblico, con tanto di uomo di latta, leone e spaventapasseri; alla fine i nostri tre amici, come da copione, anche qua potranno recuperare quello che non avevano: il cuore , il coraggio, e la saggezza.
Con bella intuizione, Jalla ci riconsegna il celebre plot, a somiglianza del mago del Titolo, senza finti ed inconcludenti effetti speciali, ma attraverso la Scenografia della stessa Martore con la semplicità di pochissimi oggetti e brandelli di stoffa, capaci lo stesso con un teatro di forte ma inventiva semplicità, di restituirci i messaggi insiti nel libro di Baum .
RAMPANTE Come salii dagli alberi e non scesi mai più / Solares fondazione Teatro delle Arti
Uno spettacolo di Illoco Teatro
Regia: Roberto Andolfi
con: Dario Carbone, Annarita Colucci, Valeria D’Angelo, Anton De Guglielmo e Roberto Andolfi
scene e puppets: Fiammetta Mandich costruzioni: Dino Serra
Ideazione e soggetto: Illoco Teatro
testo: Annarita Colucci
direttore della fotografia: Michele Galella
produzione: Solares Fondazione delle Arti
Di sapore internazionale per la capacità di mescolare diversi inusuali linguaggi ci è parso l'omaggio tecnologico-artigianale che Illoco teatro, forse alla sua prova più matura, ha creato per i parmigiani di Solares, del romanzo di Italo Calvino “Il barone rampante”. Ecco che tra i rami di un piccolo albero, le pagine di un libro, per molto tempo dimenticato, diventano vive, attraverso un elaborato sofisticato dispositivo tecnologico che ci fa piombare letteralmente su un’isola in miniatura: qua possiamo vedere su un grande schermo un micro universo, percorso da esseri umani , foreste, villaggi, fiumi, sentieri e paesini di mare, creati in miniatura con bella arte e animati a vista dagli attori. Le azioni che avvengono sono riprese in tempo reale da una o più telecamere per essere proiettate poi sul grande schermo, dove possono essere godute nel medesimo tempo dal pubblico.
Lo spettatore in questo modo assiste simultaneamente sia alla costruzione che alla rappresentazione delle varie vicende immaginifiche del nostro “rampante “
Ne nasce così una specie di coreografia dove possiamo anche osservare Annarita Colucci, Dario Carbone, Valeria D’Angelo, Anton De Guglielmo,Roberto Andolfi, nei loro molteplici movimenti , mentre spostano riflettori e telecamere, infondendo contemporaneamente la voce ai personaggi,
Così abbiamo così la possibilità di osservare, da molti punti di vista, scelti di volta in volta dalle telecamere in mano degli animatori, Bartolomeo, il protagonista, che come noi , guarda tutto dall’alto degli alberi, dopo essere fuggito da un mondo in cui non si riconosceva in cerca di una solitudine, rigenerativa. Vediamo poi i suoi incontri con diversi personaggi che arricchiscono la storia, i genitori, l’amica Olivia e il cane Napoleone, ricostituiti e mossi con accuratezza dagli artisti di Illoco .
Il coraggioso spettacolo che narra la storia attraverso un meccanismo davvero originale, a nostro avviso avrebbe bisogno di un respiro teatrale più meditato, nel saper collegare l’impianto scenico della performance con la poesia calviniana, attraverso interventi testuali che ne armonizzassero meglio i ripetuti movimenti dovuti ai meccanismi tecnologici in atto .
La forza del significativo spettacolo, diretto con da Roberto Adinolfi, sui testo di Annarita Colucci, nel medesimo tempo sta anche nell’ abituare i ragazzi alle varie nuove possibilità che la tecnologia offre per raccontare una storia esemplare e alla magia del teatro di figura, mosso nella sua forma minimale , capace di abbattere ogni barriera della scena.
FRANKENSTAIN /Replicante Teatro
Testo, drammaturgia e regia Andrea Damarco. Con Andrea Damarco.Visual art Andrea Carlotto
Suono e luci Luca Minieri. Costumi Claire Courtadon
Una grande fortunata sorpresa del Festival è stata, "Franchenstain" della compagnia Replicante teatro, proveniente dalla Val D’Aosta, protagonista Andrea Damarco che ne scrive anche il testo e la drammaturgia. Uno spettacolo non solo appannaggio degli adolescenti che stanno formando la loro personalità ma in cui tutti possono riconoscersi. Perché nel famoso personaggio creato da Mary Shelley nel 1817, nelle sue imperfezioni, nella sua grazia e nel suo furore ci possiamo veramente tutti ritrovare. Con un linguaggio di ispirazione testoriana, grezzo, ma dai tratti intimamente poetici, la creatura si presenta in tutta la sua voglia di vivere, in tutto il suo primordiale e disinteressato innamoramento del mondo, nella sua voglia di assaporarlo con tutti i gusti possibili, cogliendo la bellezza in tutte le creature che trova, nella natura, nelle farfalle, negli animali, nella luna, nelle forme e nell’essere dell’altro sesso. E addirittura , attraverso il suo sentire così apparentemente imperfetto, di ogni cosa con cui viene in contatto, ne percepiamo ancora di più l’intima bellezza. Sembrerebbe strano per un uomo così grosso e così deforme, quasi impossibile, ma così è : dentro di lui, nonostante le apparenze , cresce un’anima gentile e capace di osservare il mondo in tutta il suo vario splendore. Ma un uomo così grosso, così deforme, può avere un posto adeguato in una società siffatta che pensa di avere solo in sé tutte le perfezioni del mondo. Ma noi, si domanda Frankenstein siamo o non siamo le cose che portiamo dentro, cosa vi importa dell’aspetto esteriore, dice cambiandosi anche l’abito. Ma non basta, il mondo a cui decide di andare incontro non lo accetta e allora sbotta “Si non si può operare il bene, che non te o lascian fare! si può operare il male, alora: idee no ne mancan!” e come ha ragione e ne vediamo sempre più gli effetti!
È preso da così tanto furore il nostro protagonista che con la sua forza spaccherebbe ogni cosa .. ma ne vale la pena ? L’unica soluzione è andare da dove è venuto, perdersi nelle onde del mare di cui ancora una volta ci indica la bellezza.
La presenza dell’attore è accompagnata , oltre che da una musica significante, anche ai suoi piedi da un video che ce ne offre, attraverso delle immagini tutte le emozioni. ( la sua posizione poi andrebbe a nostro avviso modulata a seconda dello spazio scenico prescelto per offrire a tutto il pubblico una completa e agevole visione).
Davvero un’ inedita versione dell’iconico personaggio creato da una scrittrice appena diciannovenne, quella proposta da Damarco, che attraverso la figura di Frankenstein ci mostra non solo come il nostro sguardo, spesso, non vada al di là delle apparenze ma nel medesimo tempo ci accompagna a osservare sia le innumerevoli sfaccettature dell’animo umano, sia in modo insolito a osservare l’ infinita bellezza che ci riserva il creato .
Audio e luci Gilberto Bonzi, Stefano Moretti
Mixaggio e suono Andrea Carella
Il teatro performativo è stato degnamente rappresentato al Giocateatro da “Flowers “ uno spettacolo che ha visto meritoriamente insieme Drammatico Vegetale e Teatro All’improvviso con la regia di Pietro Fenati e Dario Moretti . In “Flowers” la consumata arte pittorica di Dario Moretti che ben conosciamo si confronta con la danza di Claudia Catarzi sulle musiche di Saya Namikawa.
In scena Claudia e Dario, una danzatrice e un pittore, sono apparentemente separati da uno schermo di plexiglas, ma si intravvedono e cercano di comprendere come le loro arti, così diverse tra loro, si possono intrecciare. Così la performance si muove nel continuo rapporto tra loro che viene ridisegnato, nel vero senso della parola, ogni volta. Dario passa con i suoi colori dall’astratto, al realistico, al ritratto, mentre Claudia ci mostra, dialogando con lui, nel medesimo tempo, senza nessun ombra didascalica, come il movimento del corpo possegga le stesse categorie e le stesse emozioni poetiche, espresse non con i colori ma con i gesti . E così alla fine la danzatrice offre il pennello al pubblico in modo che il gioco , se qualcuno lo volesse, potrebbe continuare.
LE QUATTRO STAGIONI/Fondazione TRG
Uno spettacolo di Pasquale Buonarota, Nino D’Introna, Alessandro Pisci sulla musica di Antonio Vivaldi. Regia e concezione visiva Nino D’Introna Con Pasquale Buonarota, Alessandro Pisci, Mirjam Schiavello. Elementi scenici Alice Delorenzi e Jasmine Pochat Costumi Roberta Vacchetta. Maschere Jean Emmanuel Kuhn e Roberta Vacchetta
Il rapporto tra musica e teatro, intrapreso dalla Fondazione TRG, che nel corso del tempo ha coinvolto tra gli altri Mozart, Rossini e Beethoven, questa volta si interconnette con Antonio Vivaldi e con uno dei suoi celebrati capolavori, le 4 stagioni. Le stagioni messe in campo dallo spettacolo non saranno solo quelle che si ripetono ogni anno ma anche quelle inesorabili pur’esse della vita. La vita di cui seguiamo le stagioni sin dalla sua nascita è quella di un essere umano femminile.
All’inizio la vediamo in fasce ma ben presto la bambina cresce e scopre tutte il mondo che in scena nel suo divenire sarà contrassegnato sia dagli avvenimenti atmosferici sia da quelli della crescita umana che si intersecheranno tra loro.
La giovinezza con i canti degli uccelli e la pioggia leggera con la spensieratezza, l’estate con le lucciole, i fiumi e i primi amori, l’autunno con il lavoro e il vento tra le foglie, l’inverno con la solitudine dei ricordi. Accompagnata da due specie di Angeli (Pasquale Buonarota, Alessandro Pisci) che si trasformano all’occorrenza anche con le maschere di Jean Emmanuel Kuhn e Roberta Vacchetta, la protagonista, Mirjam Schiavello ( che abbiamo già apprezzato come ottima cantante) attraverserà tutte queste fasi che si palesano al pubblico con semplici cambi di scena per mezzo di pareti semoventi che ne caratterizzano i vari passaggi,per mezzo anche del Teatro di figura.
Tutto è proposto dal progetto creato da Pisci, Buonarrota e D’Introna per mezzo degli elementi scenici di Alice Delorenzi e Jasmine Pochat con antico poetico risalto, pur con qualche stereotipo, suggerendo le molteplici suggestioni che la musica Vivaldiana propone.
MARIO BIANCHI
5 SPETTACOLI CON LO DGUARDO DI MARIO BIANCHI
Continuiamo la nostra analisi sulla Trentesima edizione del “ Giocateatro “, il festival dedicato alle nuove generazioni , organizzato da FTRG con la direzione di Emiliano Bronzino e Angela Santucci con un secondo approfondimento di Mario Bianchi su altri 5 Spettacoli.
IL MAGO DI OZ /Fondazione TRG
Liberamente ispirato a Il meraviglioso mago di Oz di L. Frank Baum
Regia Isabella Locurci. Drammaturgia Micol Jalla
Con Claudio Dughera, Claudia Martore, Simone Valentino.
Scenografia Claudia Martore
La fondazione TRG, nel solco della riproposta in forma teatrale dei classici della letteratura, rivisitati con arguzia e felice inventiva, iniziata diversi anni fa, da Luigia D’Agostino, ha deciso di concentrarsi questa volta su una nuova versione del famoso libro di Frank Baum “Il meraviglioso mago di Oz” , con la regia di Isabella Locurcio e la Drammaturgia Micol Jalla, che conoscevamo già per l’ottimo esito di “Is’a match mach “. I già diverse volte apprezzati, Claudio Dughera e Claudia Martore, accompagnati dal bravo Simone Valentino, sono in scena due fratelli e una sorella che, riordinando la casa materna, davanti alle cianfrusaglie raccolte in quel tempo felice, si ritrovano a ripercorrere i giochi dell’infanzia, quando con pochi oggetti si potevano ricreare mondi immaginari. Ed è così che la storia di Dorothy e del suo cane Totó, resa celebre anche da un colorato film di Victor Fleming del 1939, capitati dopo un tifone in un mondo ben strano, governato da un mago fasullo e da improbabili streghe, viene ricomposta davanti al piccolo pubblico, con tanto di uomo di latta, leone e spaventapasseri; alla fine i nostri tre amici, come da copione, anche qua potranno recuperare quello che non avevano: il cuore , il coraggio, e la saggezza.
Con bella intuizione, Jalla ci riconsegna il celebre plot, a somiglianza del mago del Titolo, senza finti ed inconcludenti effetti speciali, ma attraverso la Scenografia della stessa Martore con la semplicità di pochissimi oggetti e brandelli di stoffa, capaci lo stesso con un teatro di forte ma inventiva semplicità, di restituirci i messaggi insiti nel libro di Baum .
RAMPANTE Come salii dagli alberi e non scesi mai più / Solares fondazione Teatro delle Arti
Uno spettacolo di Illoco Teatro
Regia: Roberto Andolfi
con: Dario Carbone, Annarita Colucci, Valeria D’Angelo, Anton De Guglielmo e Roberto Andolfi
scene e puppets: Fiammetta Mandich costruzioni: Dino Serra
Ideazione e soggetto: Illoco Teatro
testo: Annarita Colucci
direttore della fotografia: Michele Galella
produzione: Solares Fondazione delle Arti
Di sapore internazionale per la capacità di mescolare diversi inusuali linguaggi ci è parso l'omaggio tecnologico-artigianale che Illoco teatro, forse alla sua prova più matura, ha creato per i parmigiani di Solares, del romanzo di Italo Calvino “Il barone rampante”. Ecco che tra i rami di un piccolo albero, le pagine di un libro, per molto tempo dimenticato, diventano vive, attraverso un elaborato sofisticato dispositivo tecnologico che ci fa piombare letteralmente su un’isola in miniatura: qua possiamo vedere su un grande schermo un micro universo, percorso da esseri umani , foreste, villaggi, fiumi, sentieri e paesini di mare, creati in miniatura con bella arte e animati a vista dagli attori. Le azioni che avvengono sono riprese in tempo reale da una o più telecamere per essere proiettate poi sul grande schermo, dove possono essere godute nel medesimo tempo dal pubblico.
Lo spettatore in questo modo assiste simultaneamente sia alla costruzione che alla rappresentazione delle varie vicende immaginifiche del nostro “rampante “
Ne nasce così una specie di coreografia dove possiamo anche osservare Annarita Colucci, Dario Carbone, Valeria D’Angelo, Anton De Guglielmo,Roberto Andolfi, nei loro molteplici movimenti , mentre spostano riflettori e telecamere, infondendo contemporaneamente la voce ai personaggi,
Così abbiamo così la possibilità di osservare, da molti punti di vista, scelti di volta in volta dalle telecamere in mano degli animatori, Bartolomeo, il protagonista, che come noi , guarda tutto dall’alto degli alberi, dopo essere fuggito da un mondo in cui non si riconosceva in cerca di una solitudine, rigenerativa. Vediamo poi i suoi incontri con diversi personaggi che arricchiscono la storia, i genitori, l’amica Olivia e il cane Napoleone, ricostituiti e mossi con accuratezza dagli artisti di Illoco .
Il coraggioso spettacolo che narra la storia attraverso un meccanismo davvero originale, a nostro avviso avrebbe bisogno di un respiro teatrale più meditato, nel saper collegare l’impianto scenico della performance con la poesia calviniana, attraverso interventi testuali che ne armonizzassero meglio i ripetuti movimenti dovuti ai meccanismi tecnologici in atto .
La forza del significativo spettacolo, diretto con da Roberto Adinolfi, sui testo di Annarita Colucci, nel medesimo tempo sta anche nell’ abituare i ragazzi alle varie nuove possibilità che la tecnologia offre per raccontare una storia esemplare e alla magia del teatro di figura, mosso nella sua forma minimale , capace di abbattere ogni barriera della scena.
FRANKENSTAIN /Replicante Teatro
Testo, drammaturgia e regia Andrea Damarco. Con Andrea Damarco.Visual art Andrea Carlotto
Suono e luci Luca Minieri. Costumi Claire Courtadon
Una grande fortunata sorpresa del Festival è stata, "Franchenstain" della compagnia Replicante teatro, proveniente dalla Val D’Aosta, protagonista Andrea Damarco che ne scrive anche il testo e la drammaturgia. Uno spettacolo non solo appannaggio degli adolescenti che stanno formando la loro personalità ma in cui tutti possono riconoscersi. Perché nel famoso personaggio creato da Mary Shelley nel 1817, nelle sue imperfezioni, nella sua grazia e nel suo furore ci possiamo veramente tutti ritrovare. Con un linguaggio di ispirazione testoriana, grezzo, ma dai tratti intimamente poetici, la creatura si presenta in tutta la sua voglia di vivere, in tutto il suo primordiale e disinteressato innamoramento del mondo, nella sua voglia di assaporarlo con tutti i gusti possibili, cogliendo la bellezza in tutte le creature che trova, nella natura, nelle farfalle, negli animali, nella luna, nelle forme e nell’essere dell’altro sesso. E addirittura , attraverso il suo sentire così apparentemente imperfetto, di ogni cosa con cui viene in contatto, ne percepiamo ancora di più l’intima bellezza. Sembrerebbe strano per un uomo così grosso e così deforme, quasi impossibile, ma così è : dentro di lui, nonostante le apparenze , cresce un’anima gentile e capace di osservare il mondo in tutta il suo vario splendore. Ma un uomo così grosso, così deforme, può avere un posto adeguato in una società siffatta che pensa di avere solo in sé tutte le perfezioni del mondo. Ma noi, si domanda Frankenstein siamo o non siamo le cose che portiamo dentro, cosa vi importa dell’aspetto esteriore, dice cambiandosi anche l’abito. Ma non basta, il mondo a cui decide di andare incontro non lo accetta e allora sbotta “Si non si può operare il bene, che non te o lascian fare! si può operare il male, alora: idee no ne mancan!” e come ha ragione e ne vediamo sempre più gli effetti!
È preso da così tanto furore il nostro protagonista che con la sua forza spaccherebbe ogni cosa .. ma ne vale la pena ? L’unica soluzione è andare da dove è venuto, perdersi nelle onde del mare di cui ancora una volta ci indica la bellezza.
La presenza dell’attore è accompagnata , oltre che da una musica significante, anche ai suoi piedi da un video che ce ne offre, attraverso delle immagini tutte le emozioni. ( la sua posizione poi andrebbe a nostro avviso modulata a seconda dello spazio scenico prescelto per offrire a tutto il pubblico una completa e agevole visione).
Davvero un’ inedita versione dell’iconico personaggio creato da una scrittrice appena diciannovenne, quella proposta da Damarco, che attraverso la figura di Frankenstein ci mostra non solo come il nostro sguardo, spesso, non vada al di là delle apparenze ma nel medesimo tempo ci accompagna a osservare sia le innumerevoli sfaccettature dell’animo umano, sia in modo insolito a osservare l’ infinita bellezza che ci riserva il creato .
FLOWERS /Coproduzione Ravenna Teatro-Drammatico Vegetale, Teatro all’improvviso
Di e con Claudia Catarzi e Dario Moretti Da un’idea di Pietro Fenati
Musiche Saya NamikawaAudio e luci Gilberto Bonzi, Stefano Moretti
Mixaggio e suono Andrea Carella
Il teatro performativo è stato degnamente rappresentato al Giocateatro da “Flowers “ uno spettacolo che ha visto meritoriamente insieme Drammatico Vegetale e Teatro All’improvviso con la regia di Pietro Fenati e Dario Moretti . In “Flowers” la consumata arte pittorica di Dario Moretti che ben conosciamo si confronta con la danza di Claudia Catarzi sulle musiche di Saya Namikawa.
In scena Claudia e Dario, una danzatrice e un pittore, sono apparentemente separati da uno schermo di plexiglas, ma si intravvedono e cercano di comprendere come le loro arti, così diverse tra loro, si possono intrecciare. Così la performance si muove nel continuo rapporto tra loro che viene ridisegnato, nel vero senso della parola, ogni volta. Dario passa con i suoi colori dall’astratto, al realistico, al ritratto, mentre Claudia ci mostra, dialogando con lui, nel medesimo tempo, senza nessun ombra didascalica, come il movimento del corpo possegga le stesse categorie e le stesse emozioni poetiche, espresse non con i colori ma con i gesti . E così alla fine la danzatrice offre il pennello al pubblico in modo che il gioco , se qualcuno lo volesse, potrebbe continuare.
LE QUATTRO STAGIONI/Fondazione TRG
Uno spettacolo di Pasquale Buonarota, Nino D’Introna, Alessandro Pisci sulla musica di Antonio Vivaldi. Regia e concezione visiva Nino D’Introna Con Pasquale Buonarota, Alessandro Pisci, Mirjam Schiavello. Elementi scenici Alice Delorenzi e Jasmine Pochat Costumi Roberta Vacchetta. Maschere Jean Emmanuel Kuhn e Roberta Vacchetta
Il rapporto tra musica e teatro, intrapreso dalla Fondazione TRG, che nel corso del tempo ha coinvolto tra gli altri Mozart, Rossini e Beethoven, questa volta si interconnette con Antonio Vivaldi e con uno dei suoi celebrati capolavori, le 4 stagioni. Le stagioni messe in campo dallo spettacolo non saranno solo quelle che si ripetono ogni anno ma anche quelle inesorabili pur’esse della vita. La vita di cui seguiamo le stagioni sin dalla sua nascita è quella di un essere umano femminile.
All’inizio la vediamo in fasce ma ben presto la bambina cresce e scopre tutte il mondo che in scena nel suo divenire sarà contrassegnato sia dagli avvenimenti atmosferici sia da quelli della crescita umana che si intersecheranno tra loro.
La giovinezza con i canti degli uccelli e la pioggia leggera con la spensieratezza, l’estate con le lucciole, i fiumi e i primi amori, l’autunno con il lavoro e il vento tra le foglie, l’inverno con la solitudine dei ricordi. Accompagnata da due specie di Angeli (Pasquale Buonarota, Alessandro Pisci) che si trasformano all’occorrenza anche con le maschere di Jean Emmanuel Kuhn e Roberta Vacchetta, la protagonista, Mirjam Schiavello ( che abbiamo già apprezzato come ottima cantante) attraverserà tutte queste fasi che si palesano al pubblico con semplici cambi di scena per mezzo di pareti semoventi che ne caratterizzano i vari passaggi,per mezzo anche del Teatro di figura.
Tutto è proposto dal progetto creato da Pisci, Buonarrota e D’Introna per mezzo degli elementi scenici di Alice Delorenzi e Jasmine Pochat con antico poetico risalto, pur con qualche stereotipo, suggerendo le molteplici suggestioni che la musica Vivaldiana propone.
Ci rimarranno in mente soprattutto l’ondeggiare del mare, il passaggio dalla giovinezza alla maturità con la fine delle illusioni, la vecchiaia con il mesto colloquio della protagonista con i vestiti. In questo modo questa nuova creazione permette al piccolo pubblico di scoprire attraverso i meccanismi propri del teatro anche la forza potentemente immaginativa della musica.


