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Premio Cappelletti a Roma
 

La finale al Teatro India il 12 ed il 13 Dicembre

Un anno difficile per il teatro italiano sta per terminare, lasciando poche speranze per il prossimo futuro. In un paesaggio sempre più segnato dai danni di una politica culturale scollata dalla realtà produttiva indipendente, diventa utile l'esito della ricognizione sulla scena contemporanea che il Premio propone con le sue due giornate conclusive al Teatro India di Roma. In programma i sette studi scenici selezionati nel corso della tappa semifinale svoltasi al Teatro Furio Camillo di Roma nel mese di novembre. Sette lavori non ancora compiuti sono mostrati al pubblico nel più importante spazio istituzionale della città, chiamato ad accogliere percorsi creativi poco visibili. Anche quest'anno la chiusura della sesta edizione del Premio vuole essere una festa dedicata a Dante Cappelletti, un'occasione d'incontro tra vecchi e nuovi compagni di viaggio.
La giuria del Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche Dante Cappelletti è presieduta da Paola Ballerini e composta da Roberto Canziani, Gianfranco Capitta, Massimo Marino, Renato Nicolini, Laura Novelli, Attilio Scarpellini, Mariateresa Surianello e Aggeo Savioli quale membro onorario.

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Mondocane
presentato da Pietro Faiella/ testo e regia Pietro Faiella/ con Luca Di Prospero e Marco Feroci/ scene e costumi Stefano Argentero/ suono Pietro Faiella
Mondocane è un esperimento di scrittura, linguistico e drammaturgico. Partendo dalla necessità di esplorare il personale rapporto dell’autore con il suo dialetto d’origine, l’abruzzese dell’entroterra appenninico, lo stesso ha cercato di esplicitare quello che ha rappresentato negli anni della sua infanzia e dell’adolescenza quella “parlata”: la violenza. Una violenza urbana, moderna, metropolitana abitava il dialetto che ho vissuto, quello dal quale - afferma l’autore - sono fuggito, che è sempre stato una lingua feroce parlata per ferire, per mettere alla berlina, per minacciare, per aggredire. Questo processo di riappropriazione del tessuto linguistico - continua Faiella - ha prodotto un processo per molti versi assimilabile a un percorso analitico, dove riemersione del rimosso, rapporto di transfert, uccisione simbolica si sono strutturati e configurati come una storia con un plot ben preciso. Il risultato di questo lavoro è stato un testo molto personale che ho provato ad affrontare mettendomi a “distanza“. Ho coinvolto gli attori chiedendogli di cercare una strada per reinventare la mia personale visione di quel dialetto oramai sulla carta. Una versione fisica, corporea, sanguigna, che - conclude Faiella - riportasse in vita il monstrum.
Un ragazzo di provincia torna nel paese che anni prima ha lasciato e con uno dei pochi con cui è rimasto amico va a bere un bicchiere al bar. Sulla sua strada incontra Ersilio, muratore pregiudicato, suo antico compagno di scuola elementare. Nonostante il desiderio di sfuggire a quell’immagine di abbrutimento dell’esistenza che si trova di fronte, Pietro non riesce a sottrarsi allo scontro con Ersilio. Nel secondo quadro Pietro viene spinto con forza dentro la stanza spoglia e sinistra che è il monolocale di Ersilio. Inciampa e si frattura il naso, perdendo sangue. Ersilio lo mette alle strette, vuole che Pietro ricordi e chieda perdono per quel gesto violento compiuto anni e anni fa contro l’allora compagno di scuola. Pietro ricorda il gesto, ma non il motivo. Nel terzo quadro, lungo una strada abbandonata, sotto un lampione scassato, Pietro entra in scena coperto di sangue e in lacrime. Il suo gesto gli ha acceso il ricordo di un’infanzia segnata dallo sguardo sul mattatoio degli animali di famiglia. Mentre scioglie la litania dei suoi ricordi, un cane gli ringhia contro, minacciando di aggredirlo. Pietro gli parla, gli urla, lo ammansisce e lo fa avvicinare a sé. Quando il cane è ormai nelle sue mani, nell’intento di liberarlo dalla sua condizione di bastardo sofferente gli recide la carotide e lo stesso, come per un’improvvisa e definitiva agnizione, assimilando la sua condizione a quella del cane, si taglia la gola.
Pietro Faiella si diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma nel 1992 con Studio su Amleto, regia di Orazio Costa. Nel 1993 cura l’ideazione e la messa in scena de Il labirinto di Orfeo prodotto dal CSS di Udine. Nel 1994 recita nella Commedia del poeta d’oro di G. Scabia per la regia A. Marinuzzi. Ecole des Maistres nel 1995 frequentando gli stage di Dario Fo, A. Vassil’ev, A. Arias. Sempre nel 1995 Tra gl’infiniti punti di un segmento di C. Lievi. Nel 1996 inizia la collaborazione artistica con M. Castri recitando in “Trilogia della villeggiatura” di C. Goldoni, Fede speranza e carità di O. Von Horvath, Ifigenia in tauride di Euripide, Quando si è qualcuno di L.Pirandello, Tre sorelle di A. Cechov, Così è se vi pare di L.Pirandello. Collabora di nuovo con Lievi recitando in Sulla strada maestra di Cechov e ne Il nuovo inquilino di Ionesco. Tra gli altri ha recitato in spettacoli di R. Guicciardini, M. Prati, M. Cava, L. Saravo, D. Galasso. Al cinema ha lavorato come attore in Rewind di S. Gobbi, Medicina,i misteri di F. Brocani, Il vestito da sposa di F. Infascelli, Arrivederci amore ciao di M. Soavi. Nel 2005 ha curato la traduzione e la messa in scena della pièce John e Joe di Agota Kristof. Nel 2006 ha adattato due atti unici di Strindberg, Paria, La più forte realizzando il video L’altro è l’incognita. Sempre nel 2006 ha curato la mise en espace di AOI di Takeshi Kawamura al Piccolo Grassi di Milano. Nel 2007 ha realizzato uno studio video adattando Fuorilegge di Lev Lunc. Vuoti spirituali eterosessuali da D.F.Wallace è la performance curata negli spazi Superstudio di Milano per Outis. Nel 2009 ha curato il primo studio di messa in scena di Lunapark di Mario Lunetta.


Mister Jason & Lady Medea (primo incontro)
Bubamara Teatro (Pisa)/ drammaturgia e regia Paola Marcone/ con Marco Mannucci e Paola Marcone/ voci di Marco Mannucci e Dario Marconcini/ ambientazione sonora Fabio Bartolomei/ costumi Fondazione Cerratelli/ allestimento scenico Riccardo Gargiulo/ organizzazione Gilda Ciao
Lui non si ricorda più chi è. Ogni tanto arriva lei, a cercare di concludere un dialogo che non ha mai fine. Lo chiama Mr. Jason. Forse lei sa perché. Lui sa solo qual è la sua missione. E sa che deve portarla a termine. Non è la prima, né sarà l’ultima. Ne è responsabile, del corpo suo e di quello dei suoi compagni: loro sono l’incarnazione della violenza giusta. Quella violenza che si cura solo con la violenza. Ma non esiste un esercito che abbia mai ottenuto la vittoria, perché non c’è pace dopo aver ucciso. Con le divise si può forse mascherare la bestia che è in noi. Così, apparentemente mansueta e addomesticata, siamo pronti per la commedia della civiltà. Lei osserva. Nel suo grembo solo potenziali soldati. ?Meglio ucciderli tutti sul nascere, questi generatori di morte. Meglio che non assomiglino ai loro padri. Se vogliono vedere una strage, avranno di che eccitarsi. Così il mondo potrà sperare in una tregua vera?. Parola di Lady Medea.
Paola Marcone è drammaturga, regista, attrice e formatrice. Si laurea in Storia del Teatro e si forma come attrice prima nel Teatro di Buti (Pisa) seguendo la lezione del teatro popolare e della tradizione del Maggio, poi nel Centro per la Ricerca e la Sperimentazione Teatrale di Pontedera. Incontra anche Marisa Fabbri, Grotowski, Iben Rassmussen, Rena Mirecka, Kaya M. M. Anderson, Giovanna Marini, Akademia Ruku, Dacia Maraini, Renata Molinari, Dario Marconcini, Giuliano Scabia, Enrique Vargas, François Khan, Michela Lucenti, Roberto Castello, Virginio Liberti. Nel 1997 fonda la compagnia Bubamara con cui realizza spettacoli come attrice e regista. Da un decennio cura produzioni e programmazioni per le giovani generazioni al Teatro “Francesco di Bartolo” di Buti. Dal 2009 ha un incarico all’Università degli Studi di Pisa per Istituzioni di Regia Teatrale. Dal 2006 inaugura la trilogia “Corpo patiens”: ricerca sulla rappresentazione del corpo sofferente e sull’esito meteatrale di alcuni fenomeni della cultura occidentale.
Passio Mariae (2007): riflessione sul corpo sacrificale; debutto nazionale al X Festival di Primavera, Brescia 2008; finalista del Festival Le Voci dell’Anima Rimini 2008. Histoire de ma mort (2008): il suicidio politico come messinscena della propria morte. Selezionato al Premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti 2008, è vincitore del Bando Giovani Compagnie-Teatri Aperti Firenze 2009.
Mister Jason & Lady Medea 2009: il mito di Medea e Giasone per indagare le trame emozionali di chi esplora i limiti estremi della morte propria e altrui.


Fuori campo Concerto per voci, corpi e marionette
Gigi Borruso (Palermo)/ progetto, testo e regia di Gigi Borruso/ con Gigi Borruso, Ludovico Caldarera, Giuseppe La Licata, Serena Rispoli/ fantocci di Elisabetta Giacone/ consulenza musicale Antonio Guida/ Si ringraziano per la collaborazione: Compagnia dell’elica, Teatro delle Beffe, Ass. Voltaire, Mondo Théâtre-Paris, Consuelo Lupo, Camera del Lavoro di Palermo.
Fuori campo è un concerto di voci e di corpi scomparsi da tempo alla vista. Ma anche un gioco sull’oscenità politica cui siamo esposti e sulle sue pratiche intimidatorie. In scena la voce di quell’umanità, di quelle realtà sociali, oggi totalmente ignorate dai media e dal discorso politico. Solo la voce: residuo irriducibile di una condizione esistenziale. Epifania delle più profonde cicatrici della coscienza, che parla oltre le ideologie dominanti, fuori dalle rassicuranti, mistificanti logiche della comunicazione. Il progetto prende spunto dalle interviste realizzate da Danilo Dolci in Sicilia negli anni 50 e 60, e da una serie di audio-interviste che l’autore sta compiendo a Palermo, fra sottoproletariato, immigrati e senza dimora. Il corpo degli interpreti, come la realtà che è chiamato a evocare, è un esemplare anatomico da offrire al pubblico ludibrio. Ma cos’è quello lo stupore che porta con sé? Questo è il suo teatro. E’ il luogo della sua reclusione, della sua passione. Il luogo dove re-inventare ogni cosa.
Gigi Borruso si forma alla Scuola Teatro di Teatés e sarà protagonista del teatro di Perriera fra gli anni 80 e 90. Si è dedicato anche alla didattica teatrale insegnando presso diverse realtà siciliane. Dal 1995 al ‘99 collabora con il Teatro Biondo Stabile di Palermo, sotto la direzione di Roberto Guicciardini. Alla fine del 1998 fonda la Compagnia dell'elica, avviando un proprio percorso di ricerca. Nel 2005 viene chiamato a fondare la Scuola di Teatro Comunale di Gibellina che dirigerà sino al 2007. Fra i suoi spettacoli degli ultimi anni: Aeropolis, Babelturm, E’ una stella o un buco?, Luigi che sempre ti penza, segnalato al Premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti (2006) e finalista al Premio Ugo Betti per la drammaturgia (2008), Senza scrusciu. Collabora con la RAI, come attore, doppiatore, programmista-regista.


Cernobyl Tour
Domenic De Cia (Udine)/ di e con Sara Allevi e Dominic De Cia/ liberamente tratto da “Preghiera per Černobyl” di Svetlana Aleksievič
Le lancette di un invisibile orologio segnano sempre la stessa ora. Una donna in punta di piedi scivola nella polvere di un luogo abbandonato da tempo. Accanto un uomo la osserva, insieme iniziano a raccogliere i cocci rotti di una storia che continuano a rivivere ogni notte. 26 aprile 1986: all’una, ventitre minuti e cinquantotto secondi il reattore numero quattro della centrale nucleare di Černobyl’ esplode. Vasia, vigile del fuoco della città di Pripjat’, viene chiamato in servizio nel bel mezzo della notte; sua moglie Luisia viene improvvisamente svegliata da un rumore. Presto Luisia e Vasia diventano due corpi trascinati, umiliati, in balia degli eventi, inghiottiti nel buio di una notte che cambierà le loro vite per sempre. Pedine del tempo, vittime dell’invisibile “radiazione”. Quattordici giorni separano i due dall’ultimo addio, tempo in cui non smetteranno mai di amarsi, nonostante il mostro li stia divorando.


Non ti ho mai tradito
Alessandra Crocco (Salerno)/ di e con Alessandra Crocco
E’ la storia di un ragazzo che dal 1943 al 1956, tra i 16 e i 29 anni, per caso o per scelta, visse da protagonista alcuni momenti cruciali del ‘900: il fascismo, la lotta partigiana, la guerra, il comunismo. E’ la storia di un ragazzo che scelse di fare della politica la sua vita. ?Oggi io che ho 28 anni, e che invece come vita ho scelto il teatro, guardo quel ragazzo che era mio nonno. Parto dalla sua storia per raccontarne tante altre e per ricostruire un’epoca che rischia di essere dimenticata perché quelli che l’hanno vissuta e potevano raccontarcela ci stanno pian piano lasciando. Attraverso le loro vicissitudini, vorrei esplorare quella regione così ricca e veloce della vita umana che è la gioventù: l’impazienza dell’agire, la voracità del presente e la passione per il futuro. Si tratta di stabilire un ponte con quei “vecchi ragazzi” per capire se si può diventare adulti senza tradire sogni e passioni. Oggi ho l’orgoglio di guardare idealmente negli occhi quel ragazzo che ero allora e di potergli dire: io non ti ho mai tradito. (Pietro Nenni)


Acido Solforico
Macrò Maudit Spectacules (Milano)/ autrice Patricia Conti - Libero adattamento da Acide sulfurique di Amelie Nothomb, Albin-Michel Editions/ regia Alessandro Castellucci
con Nicola Stravalaci, Alessandro Castellucci, Sasà Bruna, Patricia Conti, Mariateresa Lagorio, Andrea Tibaldi, Federica Fabiani, Angelo Bosio, Marco Brambilla, Debora Zuin, Enrica Chiurazzi, Andrea Failla, Valeria Perdonò, Rosella Cinquemani, Renato Bertapelle, Davide Fumagalli, Giulia Bacchetta, Maddalena Arpa, Fabio Paroni, Luca Stetur, Giulio Baraldi, Clara Monesi, Sergio Solenghi/ ideazione luci Marcello Zagaria/ video Alessandro Castellucci, Francesco Sblendorio/ musiche Massimo Bologna
Il testo teatrale, ispirato al romanzo Acide Sulfurique, porta in scena un agghiacciante reality show che riproduce gli orrori dei campi di sterminio. Il gioco è disputato da due squadre: prigionieri e kapò. Per i tre Autori televisivi l’unica preoccupazione è mantenere alti gli ascolti. Maila, la conduttrice, usa il video per dare l’addio al pubblico e alla sua giovinezza. In scena, anche alcuni telespettatori, con i loro pensieri feroci e voyeuristici. I prigionieri sono rastrellati per la città, senza alcun criterio specifico. I kapò, invece, sono selezionati tramite casting, superati solo da chi non mostra reazioni di fronte a violenze estreme. I prigionieri sono ripresi dalle telecamere 24 ore su 24, con eliminazioni settimanali. Il loro dolore è telegenico. Lo show è seguitissimo. Tra gli internati, spicca la figura di Pannonique, matricola CKZ114. La Kapò Zdena accetta con entusiasmo l’impiego televisivo. Ora è finalmente qualcuno, è in tv. Le due donne ingaggiano una lotta mentale, fisica ed emotiva, fino alla soluzione finale. Un incubo televisivo come satira del sadismo ipocrita del pubblico che deplora l'orrore, ma non ne perde una puntata.


Radio Hamlet
Giuseppe Provinzano (Palermo)/ con Giuseppe Provinzano
Che senso ha continuare a fare teatro in un contesto nazionale in cui pare che la cultura (il teatro poi non ne parliamo) non serva, in cui l’arte non sembra più rinnovare i popoli e rivelarne l’essenza. Che senso ha continuare a fare teatro in quest’impantanata era culturale in cui ogni forma di libera espressione viene “invitata” a tacere se si permette di provare ad aprire gli occhi e a stimolare le menti. Che senso ha continuare a fare teatro in un momento storico in cui gli uomini non riescono, perché confusi, o non vogliono, perché corrotti, vedere le verità e le falsità, i buffoni e i caporali, burattinai e burattini, giochi di potere e messe in scena. Che senso ha continuare a fare teatro in un contesto mondiale che vede ancora, e sempre di più, logiche perverse avere la meglio sul resto. Dal testo "...Gli altri attori si sono licenziati i costumi sono stati venduti i tecnici se non sono pagati… i dialoghi sono andati perduti il ministero li ha tagliati....

 
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