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A Bondi replica Ferrari del Pandemonium
 

Il ministro per i Beni e le attività Culturali, Sandro Bondi, è intervenuto sul Foglio, il quotidiano di Giuliano Ferrara per dare la sua «personale versione della Giornata dello Spettacolo. «Quante bandiere rosse, quanta nostalgia, quanta trepidazione e quanta attesa di una nuova rivoluzione d'Ottobre si agitavano - racconta - quel giorno al Quirinale, davanti all'austera figura del presidente Napolitano, che come un padre della patria accoglieva i suoi pargoli commossi».
Bondi cita parole e interventi di Giovanna Mezzogiorno e Massimo Ranieri e poi afferma: «Davanti a tutto quel genuflettersi e inchinarsi di attori e attrici, di artisti e commedianti, di registi e teatranti, di cantanti e cantautori, quasi quasi mi dispiaceva - dichiara - di aver previsto leggi che non contempleranno più la posa prona, il servaggio, l'accattonaggio dell'artista al politico. Mi sembrava di aver tolto dignità al servo, liberandolo. 'Liberamente servi e non sarai servo' diceva il poeta Menandro, e non sbagliava».
( Ma le avrà lette Menandro le poesie di Bondi per Berlusconi ?)
«E invece io - osserva il ministro - negli occhi di quei tanti artisti schiavi e proni leggevo solo il disprezzo e l'irrisione verso chi, come me, crede sinceramente nel valore della cultura e cerca di fare qualcosa di concreto a favore degli uomini di cultura. Quasi quasi mi sarei dovuto pentire di aver reintegrato il Fus, piuttosto che destinare quei fondi al patrimonio storico.
A che serve, pensavo, dare loro soldi e ragioni, se ad animarli non è il fuoco dell'arte, ma un pregiudizio politico ostinato, se è soltanto un cieco odio atavico che li strugge, perché non trova più il modo per esprimersi, ma fiacca le energie necessarie alla creazione di un capolavoro?».

Su queste tesi è intervenuto, ospitato dal Foglio, Mario Ferrari del Pandemonium teatro di Bergamo

Egregio Direttore, leggo oggi su Il Foglio lo sfogo del Ministro Bondi ("Artisti che accattoni. Dopo il party con Napolitano...").
Non sono in grado di interpretare genuflessioni e gesti di sottomissione altrui registrati in un incontro a cui non ho partecipato. Non mi piace il tono del Ministro, parla come se 'tanto sono tutti di sinistra'. A parte che questo non è vero, la questione principale è che oggettivamente le disponibilità ad investire danaro pubblico nel settore del teatrro e delle altre arti sceniche è in grave diminuzione e che i 'recuperi' ai tagli non riportano mai i fondi in linea con gli investimenti storici.
Se, come spesso i politici di destra e sinistra dicono, la Cultura è la nostra materia prima, il nostro petrolio, beh! allora lo si estragga, lo si raffini e lo si proponga ad un pubblico sempre più vasto.
Ma questo in Italia non si fa. Colpa anche degli Artisti? Tanti di costoro che giorni fa erano dal Presidente Napolitano non mi piacciono, mi sembrano pieni di sè, boriosi. Ma assegnare loro colpe riferibili esclusivamente a chi porta la responsabilità di governare la cosa pubblica mi sembra quantomeno strano.
Una cosa credo di poter dire, a parziale comprensione dello sfogo del Ministro, e che chiedo anche alle associazioni di categoria di valutare, AGIS in testa: ma perchè le vertenze sullo spettacolo devono trovare sempre testimonial pieni di soldi, ricchi, ricchi e ancora ricchi? Per quanto si meritino il loro status materiale, perchè le battaglie a favore di chi è malissimo trattato dal FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) -con assegnazioni inique e incomprensibili sotto il profilo tecnico ed economico oltre che qualitativo- devono essere 'gestite' come immagine pubblica da personaggi che guadagnao 5.000 euro al giorno? Non è credibile! Questi personaggi stanno già comodamente accomodati nel mercato, godono anche di trascinamenti industriali favorevoli (teatranti che stanno in televisione e viceversa, ad esempio). Non sono loro ad avere bisogno del FUS!

Intanto, molte strutture professionali composte da persone attente, scrupolose, dotate anche -me lo si lasci dire- di uno spiccato senso di responsabilità quando si tratta di usare danaro pubblico, rimangono schiacciate nel cantuccio di un FUS con loro particolarmente avaro e ostile. E parlo di organismi organizzati, complessi, che muovono grandi attività, che 'girano' molto l'Italia e spesso rappresentano il nostro Paese all'estero. Ma non hanno padri politici. Alcuni poi, figuriamoci!, si occupano di Teatro Ragazzi, scuole, giovani, famiglie... No trendy, no Party.

Intanto Martedì 17 e mercoledì 18 novembre al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali è convocata la Commissione Prosa per assegnare i contributi per l'anno 2009 sulla base dei preventivi inviati nell'ottobre 2008 (!). Che faranno? Il Direttore Generale dello Spettacolo dal Vivo riuscirà -o, almeno, ci proverà- a ricercare l'equità dell'intervento? a fare occasione di risorse minori per compiere sforzi di pulizia e miglior utilizzo delle stesse? Mah!
Mario Ferrari

 
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