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Eolo
recensioni
INCANTI/VENTI ANNI DI TEATRO DI FIGURA
LE RECENSIONI DI ALFONSO CIPOLLA EUGENIA PRALORAN E MARIO BIANCHI

Ecco qui i nostri commenti su alcuni spettacoli visti durante la ventesima edizione di "Incanti" lo storico festival di teatro di figura che si è svolto a Torino nella prima settimana di Ottobre.


INCANTI XX

I viaggi di Gulliver - All’ombra dell’uomo montagna/CONTROLUCE

Com’è diverso il destino dei maschietti rispetto a quello delle femminucce. Se ad Alice tocca in sorte di mutare continuamente di dimensione (il mutamento è il primo dei misteri femminili) a Gulliver, novello Odisseo, è riservata l’avventura di misurarsi con mondi diametralmente opposti: il regno dei nani e il regno dei giganti. L’una si allunga e si rimpicciolisce, l’altro invece è tutto d’un pezzo e a cambiare è ciò che lo circonda. La compagnia Controluce, alias Cora De Maria, Alberto Jona e Jenaro Meléndrez Chas, non a saputo resistere alla seduzione di giocare con le ombre per raccontare proprio la storia di Gulliver. Chi meglio delle ombre, instabili per definizione, potrebbero infatti rappresentare Lilliput o Brobdignac, il paese dei colossi? È nato così All’ombra dell’uomo montagna, uno spettacolo che vuol essere un punto d’incontro tra teatro di figura, musica, narrazione e canto lirico. Il debutto è avvenuto nel gennaio del 2011 al Teatro Verdi di Firenze come committenza dell’Orchestra Regionale Toscana, mentre la ripresa per Incanti, per solo pianoforte,  è stata realizzata in occasione della pubblicazione da parte dell’editore Salani del copione-libretto firmato da Rosa Mogliasso. 

La cifra del lavoro è squisitamente umoristica a partire dal testo che, di là dalla sintesi narrativa, si colora di siparietti canori innervati di onomatopee e di squarci giocosamente nostalgici. La musica composta da Bruno Moretti fornisce l’ossatura portante e ha ruolo da protagonista e mai di commento, ricca com’è di suggestioni e di invenzioni continue. 

Ne scaturisce, nella versione presentata a Incanti, uno spettacolo essenziale nella sua eleganza. Ai  due lati di uno schermo sono posti rispettivamente il  bass-baritone Stefano Arnaudo (narratore-Gulliver) e la soprano Laura Scotti (che da spiritosamente voce alle plurime figure femminili), al pianoforte Gianluca Angelillo; nel centro si materializzano le ombre che ricreano un caleidoscopico universo fantastico capace di duettare con i cantanti in una serrata alternanza di piani. I viaggi si susseguono da Lilliput al mondo degli Houyhnhnms, ossia dei cavalli ragionevoli, dove gli umanoidi, chiamati Yahoo, vivono all’insegna degli istinti più bassi. Il colpo di scena giunge alla fine con uno scioglimento non testuale ma generosamente teatrale. Mentre il Gulliver-narratore si “incavalla”, cogliendo nella raffinatezza equina un modello di vita, la soprano, ovvero una moglie di rara pazienza, subisce la metamorfosi più travolgente, e da grigia Penelope si trasforma in una scatenata chanteuse che rilancia la canzone degli Yahoo quale fosse un dionisiaco grido di libertà (e questo è il più grande dei misteri femminili).


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Storia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino/MOPS Marionettistica Popolare Siciliana

Quale compagnia avrebbe mai il coraggio o la sfrontatezza di esporre due bandiere italiane ai lati del proprio teatrino? Eppure i Mops, Marionettistica Popolare Siciliana, ricorre a quel  duplice segno nella fiera consapevolezza di poterselo permettere fuori da ogni retorica. I Mops sono una compagnia sui generis, ma con idee chiarissime, che ha scelto l’arma del teatro come suo grimaldello, utilizzando i linguaggi dello spettacolo popolare per tenere viva una coscienza civile d’alto impegno morale.

Tradizionalmente l’Opera dei Pupi racconta le gesta dei paladini di Francia. A quegli eroi antichi i Mops hanno sostituito eroi nuovi di Sicilia: Placido Rizzotto, Peppino Impastato, Pio La Torre e i giudici Falcone e Borsellino. I protagonisti dell’antimafia salgono così sul teatrino dei pupi e ne assumono la dirompente forza espressiva che rende possibile una comunicazione altrimenti goffa o improbabile. I pupi diventano quindi una sorta di strategia politica per avvicinare e conquistare un pubblico.Un teatro che sia anima di un popolo va dritto al cuore, non parla al cervello, ma alla pancia. Gli spettacoli dei Mops possono forse sembrare disarmanti per quanto sono diretti, ma vivono del loro stesso assunto, di affermazioni chiare e non allusive, ammantando la retorica di epicità. Sono i pupi a compiere questo miracolo, riuscendo a smuovere corde emozionali che nessun altro mezzo espressivo riuscirebbe a far vibrare se non il canto. E infatti nella concezione drammaturgica e scenica di Angelo Sicilia e Maria Palma Albanese il canto assume un ruolo fondamentale, diventando spettacolo nello spettacolo, urlo nell’urlo, denuncia e voglia di riscatto. A Moffo Schimmenti, straordinario poeta contadino, cantore dei mali ancestrali di Sicilia e al viscerale cantastorie Paolo Zarcone il compito di straniare l’azione dei pupi, di renterla mito e cronaca a un tempo. Ciò accade per tutti gli spettacoli dei Mops del ciclo dell’antimafia e accade quindi per la Storia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, presentata in chiusura del Festival Incanti. 

Date le premesse di cui sopra, chi si fosse seduto in platea con l’animo di assistere a un combattimento di pupi sarà stato sicuramente deluso, dato che ben altra è la durlindana che impugnano i Mops e i loro i pupi antimafia. Per tutti gli altri, per chi si è lasciato condurre per mano, la commozione è certa.Lo spettacolo è assolutamente da vedere per ritornare a casa con la fierezza conficcata nella testa.

ALFONSO CIPOLLA


Stuffed Puppet Theatre di Neville Tranter: una fucina di capolavori. 

Neville Tranter, fondatore e colonna portante dello Stuffed Puppet Theatre, marionettista di origine australiana dallo stile inconfondibile, è una delle più belle ed espressive voci in scena del panorama anglosassone, maestro assoluto del Lip Sync: tempi perfetti, pause magistrali... ricordiamo una sua  Master Class, fortemente voluta da Alfonso Cipolla presso il Conservatorio di Novara, con ottima performance finale degli allievi dei corsi di canto lirico). Neville Tranter è un artista completo: ideatore sensibile e drammaturgo rigoroso, eccellente interprete, manipolatore, costruttore e regista. E' un insegnante generoso: è stato protagonista della seconda edizione di Progetto Incanti Produce, in un memorabile percorso di studio attraverso il suo "Re:Frankenstein" con una serie di pupazzi (ri)creati ad hoc secondo la sua inconfondibile tavolozza, messi a disposizione degli allievi e successivamente donati al fondo Incanti del Museo dell'Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare). Per il Festival Incanti, negli anni, ha interpretato "Schicklgruber alias Hitler" (2003), "Re:Frankenstein" (2006), "Cuniculus" (2009).Neville Tranter negli anni ha esplorato e portato in scena luci e ombre dell'animo umano scegliendo di volta in volta tematiche di tagliente attualità. Dopo il folgorante "Punch & Judy in Afghanistan", presentato al Festival di Charleville-Mèzières nel 2011, Neville Tranter ha creato "Mathilde", di cui il Festival Incanti 2013 ha ospitato il debutto nazionale. In "Punch & Judy in Afghanistan" Neville Tranter, in scena con due soli pupazzi, esplora con feroce ironia i legami fra politica internazionale ed economia mondiale che condizionano i destini di popoli e nazioni. "Mathilde", per due interpreti, sette pupazzi e pochi oggetti, è un viaggio nell'orrore della vecchiaia in balìa della solitudine, della malattia, della demenza, delle macchinazioni di individui senza scrupoli che lucrano a spese di anziani, malati e morenti. "Chi vediamo davanti a noi? I vecchi, i malati e i moribondi. Chi ne ha bisogno? Noi! Noi! Noi" stridono in coro l'uomo delle pompe funebri e il manager della casa di riposo. Chi è in realtà l'uomo vestito di nero? Chi sono gli spettatori? 

Mathilde non è vecchia, è decrepita. Lucy è vecchia e non è padrona di sé. Harry è padrone di sé, ma non del suo destino. Nessuno di loro vuole arrendersi, per disperato tenerissimo amore, per rabbiosa follia, per ostinata ribellione. "Do not go gentle into that good night," scrisse Dylan Thomas per il padre morente, "Old age should burn and rage at close of day; Rage, rage against the dying of the light": "Non andartene di buon grado in quella buona notte, la vecchiaia dovrebbe ardere e infuriare alla fine della giornata; infuria, ribellati contro il venir meno della luce"."Mathilde" non ci risparmia l'incontro con gli spettri della solitudine, della paura e della morte, costringendoci a prendere posizione; "Mathilde" ci interroga personalmente, ci investe, filtrando però l'orrore attraverso la sensibilità di un artista in grado di estrarre luce -e bellezza, tenerezza, ironia- anche dalle tenebre più profonde. I vecchi, i malati e i moribondi di Neville Tranter resistono, cercando giustizia, aggrappandosi tenacemente alla vita nonostante tutto e tutti, combattono fino in fondo la loro terribile battaglia, obbligandoci a riflettere. In questi anni di corruzione e di sgretolamento dei valori fondanti della famiglia e della società, questo bellissimo spettacolo è terribile e necessario. Interpretato da Neville Tranter e Wim Sitvas, assistente alla messa in scena Tim Welraeds, soggetto, testo, costruzione e manipolazione di marionette e messa in scena di Neville Tranter.

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Cengiz Ozek: colore, luce, voce

Ciò che maggiormente colpisce dell'arte di Cengiz Ozek, maestro del Teatro d'Ombre turco, è la capacità di coniugare le forme visive e musicali e i ritmi della più pura tradizione con temi di assoluta attualità, creando opere di grande bellezza e assoluta coerenza stilistica e narrativa che divertono e affascinano il pubblico di tutte le età. Il suo Karagoz è ribaldo e indomabile, pelandrone e goloso, degno cugino di Pulcinella e di Punch; la viva voce che Cengiz Ozek gli offre lo rende indimenticabile, all'interno delle suggestive atmosfere sonore create da Stefan Carelius.Fra gli artisti amici del Festival Incanti presenti alla XX Edizione, anche Cengiz Ozek fa parte di quanti hanno fatto la storia del Festival: nel corso dell'Edizione 2001 ha presentato il suo classico spettacolo "L'albero Magico", ed ha animato come docente un ricco e stimolante Workshop di Teatro d'Ombre. 

Le coloratissime ombre di Cengiz Ozek, i loro movimenti vivaci e sorprendenti ben oltre le comuni convenzioni del Teatro d'Ombre, la qualità del ritmo della narrazione, fanno di ogni spettacolo di questo Maestro un'esperienza meravigliosa per adulti e bambini. "The garbage monster", "Il mostro della spazzatura" innocuo e generoso, al grido di "Detriti! Detriti! Pattume! Pattume!" cerca di ripulire il mare ingoiando tutto ciò che l'uomo scarica indebitamente, fino a farne indigestione, per poi risalire in superficie e rimettere in riga l'umanità sporcacciona  terrorizzando l'ignaro Karagoz. "The garbage monster", "Il mostro della spazzatura" è una creazione originale e suggestiva che mette la riflessione sui temi dell'ecologia e della tutela dell'ambiente alla portata di tutti, in maniera inedita, divertente, poetica, mai didascalica. 

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Thingumajig Theatre, creatività, rigore e verità 

Il Thingumajig Theatre di Kathy Bradley e Andrew Kim è una Compagnia d'eccellenza nel panorama del Teatro di Figura. Per il Festival Incanti hanno portato in scena a Torino "A november day", "The vertigo of sheep" e "Hullaba Lulu"; nel 2012 hanno diretto un'intensa edizione del Progetto Incanti Produce, dopo aver preso parte come allievi alla formidabile edizione 2010 diretta da Frank Soehnle. Perché i migliori professionisti continuano a rimettersi in discussione e trovano il tempo di studiare anche quando sono già impegnati a forgiare e interpretare creazioni di altissimo livello? Per Kathy Bradley, inglese, e Andrew Kim, statunitense, ogni volta che si va in scena il lavoro rinasce alla luce di domande che si rinnovano, nell'ambito di una ricerca del senso profondo della creazione teatrale. Ogni volta che si va in scena il lavoro è sempre nuovo e di conseguenza anche una partitura ben collaudata non si cristallizza mai completamente, per non correre il rischio di fossilizzarsi. Kathy Bradley e Andrew Kim costruiscono bellissimi pupazzi e scenografie dinamiche, sanno giocare con proporzioni e prospettive e tessere sonorità inedite lavorando con musica dal vivo, anche rivisitando composizioni classiche e tradizionali. L'efficacia del loro lavoro si fonda su ricerca accurata e verità di emozioni e di contenuti. Sono costantemente presenti in scena, attenti ai loro personaggi e allo svolgersi delle vicende di cui dipanano il filo con la concentrazione dell'artista che sa che nulla è scontato e che ogni gesto in scena si rinnova e non si ripete pedissequamente uguale a quello della replica precedente. Ogni loro spettacolo offre il piacere di una messa in scena perfetta per equilibrio visivo e coerenza della drammaturgia, e diverte, commuove, tocca profondamente il pubblico di tutte le età. La cifra stilistica distintiva dei Thingumajig Theatre è caratterizzata da perfetto equilibrio sul piano visivo e sonoro e da una grande ricchezza di invenzioni sceniche originali. Questa è una Compagnia profondamente vitale, cui non mancano idee, competenza tecnica e generosità.

Se con il delicato "Hullaba Lulu" (2012) Kathy Bradley e Andrew Kim hanno esplorato l'universo dell'affettività, della perdita e del distacco con atmosfere oniriche e fiabesche, in "A November Day", ambientato nel corso della Prima Guerra Mondiale fra le trincee e la terra di nessuno, Thingumajig Theatre è riuscito nel difficile intento di trasformare con impeccabile rigore formale un tragico episodio di storia familiare in una creazione sobria e misurata che è testimonianza affettuosa, affermazione di volontà di pace e attestazione di fiducia nelle migliori qualità dell'essere umano. "A November Day", creato nel 2008 in collaborazione con l'Imperial War Museum di North, visto a Torino nel 2009, è stato ora ripresentato alla XX Edizione del Festival Incanti con il nuovo respiro e la tensione drammatica che derivano dalla maturazione del lavoro anche in relazione all'avvicinarsi del triste centenario della Grande Guerra, a riprova della vitalità delle creazioni della Compagnia e della verità dei loro contenuti. 


"A November Day" ci ricorda che ogni guerra è terribile per chi è costretto a prendervi parte, e che in guerra, qualunque sia la divisa indossata, la sofferenza, l'angoscia, e la morte meritano la pietas e il ricordo dei vivi. Come ricordare coloro che hanno vissuto l'indicibile e le atrocità del passato è la grande domanda che ogni persona deve porsi di fronte alla Storia di cui ogni famiglia, e ogni individuo, è parte.A cinque anni dalla sua creazione, "A November Day" è una delle più belle, mature e originali creazioni attualmente esistenti sulla tragedia della guerra. Merita di essere visto da molti, in tanti paesi.

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IS MASCAREDDAS

Is Mascareddas, storica Compagnia del Teatro di Figura sardo di Donatella Pau e Tonino Murru, è una presenza familiare sulla scena del Festival Incanti: per la sua sesta partecipazione in occasione della XX Edizione del Festival Incanti Is Mascareddas ha presentato due spettacoli di segno e registro assai diverso fra loro, a riprova della versatilità della Compagnia. In "Le storie di Leo", creato nel 2007, proposto a Incanti 2013 con l'accompagnamento musicale impromptu della brava fisarmonicista torinese Alessandra Osella, Donatella Pau ha messo in scena una lettura teatrale animata con piccoli oggetti e animali di alcune fra le più belle favole di Leonardo da Vinci. Poco note al grande pubblico, caratterizzate da grande vigore, incipit esemplare e finale folgorante, le brevi favole di Leonardo da Vinci non si rivolgono all'infanzia in particolare, e costituiscono un corpus di enorme potenziale teatrale. Che si tratti del ragno che fa della toppa di una serratura il rifugio in cui pregustare un'ecatombe di mosche, del parpaglione innamorato della fiamma, e di ciò che la fiamma gli risponde, del falco che insidia l'anatra, del topo che insidia l'ostrica, della promessa del chicco di grano alla formica, o del cardellino che porta alla nidiata imprigionata in gabbia il pasto fatale, le favole nate dal genio e dall'acutissimo senso di osservazione di Leonardo da Vinci disegnano con pochi tratti magici dialoghi fra animali, oggetti, piante, scoccando la freccia finale di massime lapidarie illuminate da una visione lucidissima, laica e universale.

In "Anima e coru" Tonino Murru ha posto in scena un'esilarante riflessione minimalista sul Teatro di Figura, anzi sul Teatro in generale, su stili, generi, modi e maniere, attraverso una vivacissima antologia di personaggi storici della Compagnia Is Mascareddas, da Aristide Paganòs a Norma ed Emilio, passando per i ladri di bestiame che non risparmiano neppure il gatto (nero) di passaggio. Come entrare in scena e come uscirne in modo originale, quando si è burattini e teste di legno? Come ribellarsi al burattinaio? Dove parcheggiare il camion? Come far sparire il porceddu? Come prendere coscienza del proprio destino quando sei stato (s)colpito allo scopo di ricevere bastonate su bastonate? In maniera beckettiana, classica, esistenzialista, espressionista? Oppure prendere le armi contro un mare di guai, e magari cadere in un buco da cui prima o poi verranno a tirarti fuori…? E cosa dicono al riguardo i colleghi burattini che lavorano per gli altri burattinai..?Citando in tempo reale con humour, con grande rispetto e con affettuosa ironia i grandi classici e le creazioni dei colleghi, in improvvisazione a ruota libera secondo la tradizione, Tonino Murru ha dato vita ai suoi burattini e fatto percorrere al suo pubblico un rapidissimo panorama di dialoghi e situazioni sceniche. "Anima e coru", ovvero anima e cuore: l'afflato del duende che attraverso il lavoro e l'intenzione del burattinaio conferisce respiro, ritmo, magica vita al burattino e alle sue azioni. Drammaturgia di Cristiano Bandini e Antonio Murru, burattini di Donatella Pau.

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Magie del Timpano Curioso Max Vandervorst

Max Vandervorst è il creatore della liuteria selvaggia e di un sorprendente esercito di assemblaggi sonori. Per la XX Edizione del Festival Incanti, insieme a Marc Hérouet al piano, ha portato in scena il suo "Recital per Oggetti abbandonati e Clavicembalo Ben Temperato", per la regia di Benjamin Pasternak e Claire Steinfort. Produzione: Curieux Tympan asbl, il Timpano Curioso: è tutto dire.Max Vandervorst è un musicista intelligente che fin dall'infanzia non ha mai smesso di giocare con tutto ciò che gli capita a portata di mano e di orecchio. Instancabile sperimentatore, improvvisatore e inventore, Max Vandervorst è in grado di costruire strumenti musicali a partire da qualunque materiale, di accordare fra di loro oggetti apparentemente eterogenei e inutilizzabili, e può ricavare un'intera orchestra a partire da un'accozzaglia casuale di rifiuti indefinibili. 

Però attenzione: tutto è frutto di grande lavoro e soprattutto di attento ascolto da parte di un orecchio assoluto, o quantomeno perennemente proteso verso l'assoluto. Da Vivaldi a Louis Armstrong, dal Giappone alla Scozia, Max Vandervorst può interpretare qualunque partitura, o improvvisare liberamente, con grandissimo piacere del suo pubblico. Insieme ai sodali Marc Hérouet e Frank Wuyts, Max Vandervorst crea performances dove la bellezza e la semplicità di ciò che vediamo in scena aggiunge valore alle musiche interpretate - siamo di fronte ad un Teatro del Suono, dove gli oggetti sonori sono contemporaneamente scenografia e protagonisti, e diventano bellissimi. Una cassa di bottiglie di birra può diventare bella quanto uno Stradivari in due sole situazioni, entrambe ludiche: nel gioco di un bambino, e nel gioco sonoro di un musicista tecnicamente virtuoso, creativo ed ispirato. In entrambi i casi chi gioca fa sul serio in base a regole ben precise, e crea un universo in cui domina la poesia del gioco insieme alla disciplina della ricerca. 

Non sfidate quest'artista in grado di nobilitare qualunque scarto riconvertendolo in sorgente, veicolo e messaggero di bellezza sonora (e visiva). Perdereste. Max Vandervorst ha ascoltato, imparato, osservato, sperimentato moltissimo. Se possibile, assistete a un suo concerto, sfogliate almeno uno dei semplici manuali in cui insegna senza reticenze come esplorare l'universo che lo contraddistingue. Imparate a creare almeno uno degli oggetti sonori che Vandervorst descrive dettagliatamente, spiegandovi chiaramente cosa fare con quanto avete sotto mano, finché non ottenete il suono puro che vi guiderà al passo successivo: innamorarvi delle sonorità nascoste negli oggetti più impensati e più trascurati. Correrete un solo rischio: trarne un piacere tale da non riuscire più a smettere, diventando a vostra volta esploratori ed adepti dell'universo poetico della Patafonia, dove ogni cosa cela un suono segreto e prezioso che attende solo il vostro tocco, e il vostro respiro, per sprigionarsi. No, non stiamo esagerando. Lo provano lo Scoutofono a borracce, la cornamusa flauto-metal-detector, la sedia musicale a quattro toni, la cassa di bottiglie di birra Maes Pils pronte a liberare le note di What a Wonderful World, il meraviglioso Violino a Chiodi, e innumerevoli altri oggetti, tutti degni ambasciatori della Patafonia. Alla sua quinta presenza ad Incanti 2013, Max Vandervost è fra gli artisti più assidui della storia del Festival. Speriamo ritorni ancora spesso, negli anni a venire.

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Teatri di Luce, Magia dell'Ombra Tadeusz Wierzbicki

L'artista e performer polacco Tadeusz Wierzbicki è finalmente ritornato in Italia, e al Festival Incanti, ad alcuni anni di distanza da un suo meraviglioso spettacolo e dal suo primo indimenticabile workshop. Efficacemente affiancato dalla brava Arleta Stolecka, laureata al Dams, a lungo attiva presso la Galleria Weber Torino, attualmente in forza all'organico della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di Torino, Tadeusz Wierzbicki  ha creato in occasione della XX Edizione del Festival Incanti la suggestiva installazione performativa "Parabola Cristiana" per Torino Spiritualità, e successivamente l'installazione Light Masks (Maschere di Luce) presso il Museo di Arte Contemporanea del Castello di Rivoli, e il Workshop Reflections (Riflessi), laboratorio di Teatro d'Ombre. Si tratta in realtà di Teatri di Luce, al plurale; ciò che Tadeusz Vierzbicki crea, per vocazione, per ricerca, e per purissima ispirazione poetica, sono trasformazioni magiche di linee e punti luminosi nello spazio, flussi di sagome mutevoli, alchimie della luce in divenire, paesaggi del sogno e orizzonti giocosi, fiabe, leggende, amabili scherzi. 


Le Maske, o Maschere di Luce, di Tadeusz Wierzbicki sono volti misteriosi, fluttuanti, proiezioni che l'artista stabilisce e modula regolando distanza e angolo di incidenza della luce su strutture da lui modellate e disposte in modo tale da riflettere i raggi luminosi su schermi sottili. Mutevoli, impressionanti per intensità espressiva e profondità del rilievo, le Maske, o Maschere di Luce, sono oggetti teatrali potentissimi, ma anche notevoli opere d'arte, dotate di vita propria, assolutamente autonome ed indipendenti. Le Maschere di Luce evocano antichi miti, sprigionano visioni epiche e mondi inesplorati - finché perdura il raggio di luce che le fa sgorgare da superfici di per sé stesse apparentemente mute. L'installazione/esposizione presso il Museo di Arte Contemporanea del Castello di Rivoli ha permesso al pubblico di apprezzare la qualità grafica del lavoro di Wierzbicki oltre alla qualità dinamica delle sue performances.Tadeusz Wierzbicki compone haiku di luce, ballate di linee, punti e superfici, partiture grafiche di grande purezza ed efficacia. Personalità riservata e schiva, privo di velleità di protagonismo,Tadeusz Wierzbicki in scena non si nasconde, investendo le sue energie e il suo sguardo nei percorsi che la luce compie a partire dalle sue mani pazienti ed esperte.

Generoso con i suoi allievi e con il suo pubblico, Tadeusz Wierzbicki offre la sua arte e la sua riflessione poetica senza riserve. La semplicità e la grazia delle sue creazioni, la sua capacità di creare Teatro a partire da elementi semplicissimi, frammenti di oggetti, è indice della profondità della sua ispirazione, della sua versatilità, della sua competenza tecnica e della sua immensa pazienza. Tadeusz Wierzbicki offre al suo pubblico e ai suoi allievi mille modi per scoprire il Teatro nel teatro, il Teatro nella vita, e la Vita nella vita, agendo senza enfasi e senza troppe parole. Solo con il respiro e la musica della luce.Poeta della luce, sperimentatore paziente dei materiali più disparati, artigiano virtuoso di dispositivi che trasmutano e interpretano anche la più banale fonte luminosa, Tadeusz Wierzbicki è un artista grafico, un narratore essenziale, ricco di humour, un evocatore di identità archetipiche e un vero performer teatrale. Speriamo di rivederlo presto in Italia, con gratitudine per la gioia e la bellezza che ci offre.

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Progetto Cantiere 2013

Per le selezioni della sezione OFF di Incanti 2013 e il premio omonimo, il Progetto Cantiere ha proposto il tema del vampiro per antonomasia: Dracula. Tema ricchissimo di spunti e suggestioni, ma estremamente complesso e inflazionato in ambito mediatico, con il pericolo per gli esordienti di cadere nella trappola della citazione ripetuta e dello stereotipo letterario e cinematografico. E infatti nessuno spunto originale di ricerca o di innovazione è emerso negli studi proposti dalle compagnie, che nel migliore dei casi si sono limitate ad esplorare aspetti già noti del mito, non giungendo a sfruttare a fondo in modo concretamente innovativo mezzi e potenzialità del Teatro di Figura. Una compagnia in concorso non si è nemmeno avvicinata alle forme del Teatro di Figura, sdoganando un conato di ricerca autoreferenziale attraverso la presenza in scena di alcuni oggetti (ma questo non è sufficiente perché si possa parlare di Teatro d'Oggetti: consigliamo caldamente la lettura del prezioso manuale di Giulio Molnàr edito da Titivillus). Ci auguriamo che in futuro le Compagnie in concorso colgano a fondo l'occasione per arricchirsi, ed arricchire il loro pubblico, indagando davvero, con metodo e disciplina, le opportunità offerte dal Teatro di Figura, perché è anche a questo scopo che il Progetto Cantiere è stato ideato. E speriamo che le giovani Compagnie, e gli artisti che desiderano sperimentare in questo ambito, colgano più occasioni per vedere e studiare i lavori di chi va in scena da tempo con metodo e mestiere. Ragazzi, andiamo a teatro più spesso! 

Quattro giovani compagnie, selezionate da apposita commissione, hanno presentato un studio in progress della durata media di trenta minuti nel corso della XX Edizione di Incanti. La giuria di esperti ha attribuito all'unanimità il premio, che comprende tre repliche dello spettacolo nell'ambito di altrettante importanti rassegne italiane di Teatro per Ragazzi e di Figura, alla Compagnia altoatesina Figurentheater Eva Sotriffer per "Dracula-Il non morto sfida la morte". Eva Sotriffer ha realizzato un bello spettacolo per burattini con musica originale e sonorizzazione dal vivo del musicista Max Castlunger, caratterizzato da rigore di forma e respiro vivace. Bellissimo il contrasto fra il burattino della Morte, candida, lieve, piumosa e scherzosa, e il triste Dracula, grigio e rinsecchito a dovere. 

Eva Sotriffer, formatasi in Austria e Francia, attiva in scena dal 2009, in collaborazione con Max Castlunger dal 2010, qui alla sua terza creazione originale, è una brava e intelligente manipolatrice, e ha realizzato uno spettacolo nel rispetto della tradizione, dimostrando buona padronanza di ritmo, costruzione e forma. Ci si diverte e a tratti ci si emoziona. Speriamo di ritrovarla spesso in azione e di seguire l'evoluzione del suo stile, che promette ottimi sviluppi anche attraverso la qualità delle atmosfere sonore.Festeggiando il meritato premio di Eva Sotriffer e Max Castlunger, impossibile non ricordare l'arguzia, la poesia e la limpidezza della vincitrice dell'Edizione 2012 di Progetto Cantiere, Irene Vecchia, con il suo duende partenopeo, protagonista di alcune fra le più belle fotografie di scena nel reportage "immaginiD'immagini" realizzato da Shin Yamazawa per la XIX edizione di Incanti. Irene Vecchia ha vinto l'Edizione 2012 di Progetto Cantiere, dedicata al bicentenario dei Grimm, con la sua ultima creazione "Un Caso Cromosomico", attualmente in scena con ottimo riscontro da parte del pubblico e degli esperti. Offrendoci la cifra lieve di Eva Sotriffer dopo la quella cristallina di Irene Vecchia, belle ed efficaci per nitidezza d'intenzione e di mestiere, Progetto Cantiere conferma la propria vocazione ad offrire visibilità ai giovani talenti del Teatro di Figura.Controluce Teatro d’Ombre

EUGENIA PRALORAN

Tra gli spettacoli di teatro ragazzi presentati a "Incanti"  oltre al già recensito "Il viaggio ovvero la storia di due vecchi" del Teatro delle Briciole con  Beatrice Baruffini e Agnese Scotti che narrano il mondo diTonino Guerra  è da ricordare "Berta è scappata" del CTA di Gorizia, tratto da un bel racconto di Federico Marchiori, ben recitato da Serena Di Blasio e con le immagini di Franco Hüller, adattato per la scena da Antonella Caruzzi.La storia che ha come protagonista una scimmia, Berta, si svolge in una Gorizia ancora divisa dalla frontiera tra l’Europa dell’Est e dell’Ovest. Berta sfugge al controllo dei ragazzini con cui vive come un animale domestico e salta oltre la rete di confine. I bambini la cercheranno per molto tempo e, quando la speranza sembra ormai persa,  la ritroveranno in un luogo assai particolare. Lo spettacolo prende spunto dal gioco de "La campana, o come altri lo definiscono: riga, mondo, paradiso o settimana per narrare una storia semplicissima ma che contiene in sè molte valenze poetiche. Narrato con forte evidenza da Serena Di Blasio, il racconto di Marchiori prende vita anche attraverso le bellissime immagini di Huller che come un puzzle piano piano nell'efficace scena di Stefano Podrecca portano l'attenzione e il cuore del piccolo pubblico a visitare diversi ambienti alla ricerca di emozioni in una storia che parla di libertà .  

 MARIO BIANCHI

 




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